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La riappropriazione dell’Identità, come antidoto all’Etnocentrismo : un approccio sistemico e filogenetico al problema delle discriminazioni
Archiviato sotto Antropologia co-evoluzionistica, Relazioni congressuali
XIII Convegno Nazionale AISEA
“Discriminazioni Sezione “Buona pratiche”
Università “La Sapienza” Roma. .–13 al 16 Ottobre 2010
Antonia Bertocchi
International Institute of Humankind Studies University of Florence
La riappropriazione dell’Identità, come antidoto all’Etnocentrismo : un approccio sistemico e filogenetico al problema delle discriminazioni.
Un’ampia bibliografia etno-antropologica, sta a dimostrare che l’etnocentrismo, come tendenza comune a tutte le etnie di considerare il proprio gruppo come quello pienamente umano rispetto agli altri, non costituisce di per sè una via obbligata verso la discriminazioni e il razzismo
L’interfecondità della specie umana e il noto fenomeno della continuità morfologica delle razze geografiche che, nei punti di confine, si fondono l’una nell’altra senza soluzione di continuità dimostrano che modesti ed armoniosi rimescolamenti del pool genetico hanno costituito la norma (-Biasutti R.. 1953-1957..) Vol.II° Parte Prima, cap. VII°: La genetica umana e il metamorfismo razziale p.360;- Herder (1784 citato da- Leigheb M. 1979 p. 5 ). Allo stesso modo sfumano l’uno nell’altro i dialetti umani nelle regioni di confine, in perfetta sintonia sociobiologica e coevoluzione filogenetica , con la funzione di convergenza dei dialetti degli uccelli. Si veda il famoso esempio del riconoscimento del “caro nemico”, caratteristica che permette di essere neutrali ed evitare conflitti dispersivi .Ad esempio .” Molti uccelli territoriali – racconta Francesco Dessì Fulgheri, docente di etologa all’università di Firenze – come la cinciallegra, l’usignolo, il pettirosso, instaurano con i propri confinanti un “patto di non belligeranza”. È la teoria del “Caro Nemico” io non entro nel tuo spazio ma tu non entri nel mio, altrimenti sono botte». Insomma, un po’ come capita agli uomini, prima di aprire le ostilità ci si pensa due volte”. http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:PFfSZjDgWmkJ:www.focus.it/animali/speciali/Guerra_e_pace_tra_gli_animali_2.aspx+%22caro+nemico%22+etologia+uccelli&cd=2&hl=it&ct=clnk&gl= (parole chiave: caro nemico etologia uccelli).Vedi anche: Veen J. (1987—
A proposito della tendenza della specie umana all’ibridazione (che ricordiamolo produce non già la degenerazione degli ibridi, ma il loro “lussureggiamento” ovvero, un miglioramento biologico generale delle discendenza di prima generazione, alla condizione che i due partner siano portatori di caratteri genetici nè troppo vicini, nè troppo distanti Kluckhohon C.(1967 pp.110.111 ) ha citato alcuni esempi sulla tendenza umana alla ibridazione:come quello dell’assorbimento di un notevole numero di negri nell’Inghilterra del 1700, del dono delle mogli agli stranieri nella prostituzione sacra dell’età classica e dell’effettivo completo assorbimento dei negri nel Messico, ove in un certo periodo erano in maggioranza
Ma allora come mai si può arrivare a forme arroganti ed esibizionistichedi etnocentrismo che sfociano in razzismo esasperato e genocida (nazismo e naziskin- Ku Klux Klan ?), o in attacchi di xenofobia acuta come la caccia all’ extracomunitario clandestino di Rosarno (diecine di pagine su Google riguardanti la rivolta del 10 gennaio 2010) ?
http://www.libero-news.it/news/323672/Rosarno__lavoro_nero__frutti_d_oro.html
problemi che sembrano ben lungi dall’e4ssere stati risolti 24/06/2010 “Mai più Rosarno”, tante promesse e nulla di fatto http://roma.indymedia.org/node/21928
Si tratta di atti criminali da non confondersi con delle legittime espressioni di insofferenza verso forme intollerabili di degrado a chiunque esso debba venir addebitato.
Le risposte stanno nelle teoria dell’ambivalenza e della sua ritualizzazione in ambito etno-antropologico, poichè l’uomo è disturbato da una condizione di costitutiva ambivalenza emotiva, dipendente dalla condizione di Neotenia che comporta immaturità psico-fisica.
( Bertocchi A (2003– www.ecoantropologia.net)
In estrema sintesi la Neotenia http://it.wikipedia.org/wiki/Neotenia (detta anche Eterocronia http://it.wikipedia.org/wiki/Eterocronia è quel processo per cui gli stati giovanili dei progenitori, diventano gli stati adulti dei discendenti, combinando stati di sviluppo accelerati e stati di sviluppo rallentati. Esempio classico è quello dell’Axolotl, urodelo messicano che vive e si riproduce allo stato larvale. (Gould S.:1977 rist. 2002). Si ritiene che la Neotenia abbia svolto un ruolo nella Macroevoluzione e che i vertebrati siano derivati da girini di tunicati diventati sessualmente maturi (Luria S. Gould S.G. e Singer S. 1983 pp. 563-65).
Nella specie umana la condizione neotenica è potenzialmente svantaggiosa, perché la rende idonea alla funzione riproduttiva quando il resto del suo organismo si trova ancora, rispetto alle altre antropomorfe, in uno stato di immaturità psico-affettiva (fetalizzazione). In essa è implicita una costitutiva ambivalenza emotiva e cognitiva nei confronti dello stesso oggetto. Di qui il disorientamento, verso il pool informazionale degli input ambientali (Ecofonti),
percepito come “caos”, e la difficoltà nel selezionare prontamente quelli significativi e affidabili per la sopravvivenza.
La selezione naturale premiò allora quelle società che furono in grado, non solo di curare una prole inetta, ma di portarla all’età riproduttiva, attraverso l’elaborazione di anelli di retroazione informazionale equivalenti a mappe cognitive ecologicamente valide per la sopravvivenza a lungo termine, dell’ unità coevolutiva formata dalla integrazione tra il sistema socio-economico e quello ecologico, ovvero tra il sistema e l’ambiente ecologico e sociale. Come il concetto di co-evoluzione abbia superato il darwinismo sociale, ancora utilizzato come chiave di lettura in ambito filosofico e teologico, è ben teorizzato da Bateson G. ( 1985 p. 503 “Ora cominciamo a scorgere alcuni degli errori epistemologici della civiltà occidentale .In armonia col clima di pensiero che predominava verso la metà dell’Ottocento in Inghilterra, Darwin formulò una teoria della selezione naturale e dell’evoluzione , in cui l’unità di sopravvivenza era o la famiglia, o la specie, o la sottospecie o qualcosa del genere. Ma oggi è pacifico che non è questa l’unità di sopravvivenza nel mondo biologico reale : l’unità di sopravvivenza è l’individuo più l’ambiente Stiamo imparando sulla nostra pelle che l’organismo che distrugge l’ambiente distrugge sè stesso”.
Tali anelli di retroazione informazionale equivalenti a mappe cognitive ecologicamente valide, corrispondono ai sistemi ricorsivi mito-rito e ai loro contenitori simbolici, grazie ai quali le società di interesse etnologico e folklorico hanno saputo esercitare il processo metaforico che va considerato come una vera e propria funzione biologica specie-specifica
( si veda Bateson G. 1989, 1997) Dunque la differenza tra mappe cognitive ecologicamente valide e invalide, sta proprio nella codificazione epistemologica. Ovvero nel modo in cui le norme sociali vengono teorizzate ed applicate. I sistemi metaforici dei popoli di tradizione orale, sono codificati in sistemi mito-rito che,essendo fondati sull’epistemologia del sacro-immanente, rispettano, in teoria e in pratica, la natura e, contestualmente, anche l’uomo ,in quanto sua componente attiva, partecipe, responsabile. Al contrario, i nostri sistemi metaforici sono corrotti dall’asservimento alla pubblicità e al consumismo, perché hanno espulso il sacro immanente dalla religione e dalle ideologie laiche dominanti, con la conseguenza pratica di un comportamento individuale e collettivo, all’insegna del disprezzo generalizzato verso la vita. .Ne è derivato un relativismo dei valori, che induce alla giustificazione dei crimini ecologici e sociali, e invoca l’avvento di una bioetica globale . (Chiarelli. B. 1993-(2003):
Studiando tali tipi di cultura, si può agevolmente rilevare che, presso le società in cui la Neotenia è compensata da processi di codificazione magico-religiosa, viene elaborata per ogni diversa nicchia ecologica la varietà culturale e razziale ad essa isomorfa, che risulta dotata di un alto gradi di adattabilità al variare degli ecosistemi nello spazio e nel tempo,
Al contrario il disadattamento è la conseguenza di processi di deculturazione che sostituiscono all´epistemologia cibernetica del sistema mito-rito, quelle che Bateson G. ( 1966- rist. 1985 ) ha denunciato come “Patologie dell´Epistemologia” “a) Noi contro l’ambiente. b) Noi contro altri uomini c) È il singolo (o la singola compagnia, o la singola nazione) che conta.
d) Possiamo avere un controllo unilaterale sull’ambiente e dobbiamo sforzarci di raggiungerlo.
e) Viviamo all’interno di una “frontiera” che si espande all’infinito.
f) Il determinismo economico è cosa ovvia e sensata. g) La tecnica ci permetterà di attuarlo
Noi sosteniamo che queste idee si sono semplicemente dimostrate false alla luce delle grandi, ma in definitiva distruttive, conquiste della nostra tecnica negli ultimi centocinquant’anni. Allo stesso modo esse si rivelano false alla luce della moderna storia ecologica. La creatura che la spunta contro il suo ambiente distrugge se stessa.
Fig. 1 – La dinamica della crisi ecologica.
La crisi ecologica si deve alle “patologie dell’epistemologia”. G. Bateson: Verso un’ecologia della mente Adelphi Milano 1976 Parte 6° pag. 498-515.
Fig. 2 Loop da Bertalanffy L. Von (1983),- Ponendo in relazione questo il modello con quello di Bateson( Bertocchi A. (1994 pp 22-23; 2008 con PPT) riusciamo ad evidenziare le due fasi della catastrofe ecologica, dall’esplosione autocatalitica, all’implosione del Loop, ovvero l’autostrangolamento mediante cappio
Pertanto la lacerazione e/o la distruzione delle mappe cognitive ecologicamente valide che consentivano, la variabilità bio-culturale , l’ identità e l’adattamento, vengono sostituite dal vuoto semantico ed etico di mappe anti-cognitive ed ecologicamente”invalide”e invalidanti, che riducono l’individuo e la società alla dimensione rattrappita della omologazione bio-culturale che cancella le identità etniche e riduce le persone a macchine passive addestrate al consumo e allo spreco..
Ma tutto ciò non basta, viene anche inculcato il falso insegnamento che tutto ciò costituisca “libertà”e progresso. Si tratta invece di induzione al crimine contro gli altri e contro sè stessi, ovvero si incoraggiano distruttività ed autodistruttività
I contenitori simbolici dei miti e dei riti invece, codificano relazioni adattative, con cui riescono a risolvere e prevenire i conflitti di ambivalenza emotiva, abilitando l’uomo al controllo della hybris e alla capacità di far prevalere l´empatia e il rispetto sacrale per la vita in tutte le sue manifestazioni , sull’odio e l’egoismo. ( Bertocchi A (2006 ; 2007).
I contenitori simbolici devono quindi venir indagati e classificati con gli strumenti dell´Antropologia Generale e dell´epistemologia Cibernetica. Si tratta di un nuovo campo di studi da me aperto per il quale cerco collaboratori ,disposti a lavorare per recuperare quella capacità di adattamento bio-culturale che ci aveva fatto degni di partecipare al grande gioco della Coevoluzione.
Dunque l’ambivalenza affettiva e cognitiva, che deriva dal danneggiamento o dalla distruzione dei sistemi di tipo magico-religioso, induce instabilità per la difficoltà di padroneggiare pulsioni configgenti, che non riguardano solo uno stesso oggetto, ma che sono esse stesse intrinsecamente ambivalenti (Klein M. in E. F. G. 1991; Klein M., Rivière 1969: Klein M. 1998).
Già ne prese nota il Reik Th. ( 1977 ) che, traendo spunto dalla lezione freudiana (Il tabù e l’ambivalenza del sacro / Freud S. 1982 cap. 2 ) si è inoltrato ad indagare con sguardo antropologico, nella complessità delle dinamiche emotive ambivalenti disciplinate dal rito della Couvade, rendendoci consapevoli di quanto sia indispensabile la codificazione di sistemi mito-rito idonei a ritualizzare l’ambivalenza emotiva, in modo che prevalga la capacità di “far fronte” in modo equilibrato , a situazioni potenzialmente destabilizzanti per la psiche individuale e sociale (esplorate da Bertocchi A. 1995 ; 1996 a) 1996 b ) Zlotnik Polina (1997-a cura di )
Non a caso l’ambivalenza costituisce una dinamica immanente al sacro . L’argomento, è stato introdotto da Otto R. (1966 ed. or. 1917 ) con la teoria del “Numinoso” come “fascinans e tremendum” .E’ stato centrato principalmente da Eliade M. (1981) :Ambivalenza assiologica del sacro: il tabù e l’ambivalenza del sacro p.19 e seg.):”L’ambivalenza del sacro non è esclusivamente di carattere psicologico (nella misura in cui attira o respinge ) ha anche un carattere assiologico; il sacro è nello stesso tempo “sacro e “contaminato”. Studi da me approfonditi ( Bertocchi A. 1993; 1995). Mentre Bateson G. (1936 ; 1966- rist. 1985 ; 1984,; 1989:;1997 ) con la sua epistemologia del”Sacro Immanente” nell’ecologia della mente universale del cosmo e della Natura, ci ha offerto gli strumenti sistemici per la dimostrazione scientifica dell’isomorfismo epistemologico tra la concezione del “sacro immanente” codificata nella struttura profonda dei dai contenitori simbolici di tipo magico-religioso, e l’epistemologia cibernetica utilizzata dalla teoria della comunicazione contemporanea
( Wilden A(1978).
Anche l’indagine linguistico-genealogica e semantica, ha riscontrato che in molte lingue le parole che indicano l’ospite contengono un significato bivalente. In italiano la radice latina “ost” compare in parole di opposto significato come “Oste” (albergatore che ospita) e
“ostilità”Interessante la parola “Ostia” che significa “vittima” oggetto ambivalente
per eccellenza, connesso alla esecrazione (della vittima) (se vittima è il nemico) o connesso al
culto e al sacro (se la vittima è sacrificale). Il circuito è saldato dal sacrificio (Frazer J. C. op.cit :p.673 vol. II° L’episodio di Lityerse).
L’ambivalenza intrinseca alla parola”Ospite” poi, proviene dal duplice significato del latino
“Hospes”che significa tanto l’ospitante,quanto l’ospitato. Come in Italiano ( Koening J. (1978)
L’ambivalenza, se non adeguatamente ritualizzata con i modelli affidabili di sicura efficacia simbolica, produce una continua instabilità psichica nella vita quotidiana, che può sfociare in esiti tragici (Cappellari R. (2005 http://www.psychiatryonline.it/ital/current.htm )
L’idea del sacro come ambivalente è certamente quella più umanizzante , perché riconosce la complessità della psiche umana. E’l’unica idea sulla quale poter costruire una teoria forte di tipo sistemico, utilizzando gli apporti dei padri fondatori di cui sopra. Infatti l’‘ambivalenza ha radici filogenetiche e la sua ritualizzazione risolve problemi di ambivalenza affettiva e cognitiva, sia nell’animale che nell’uomo .
Eibl- Eibesfeld I .(1977 pp. 236 e seg. ) descrive un rito di ospitalità degli indios Waika (Yanomani Orinoco superiore) che ben esemplifica il contenuto ambivalente dell’affettività verso lo straniero, di fronte al quale vengono messe in scena le due funzioni fondamentali e polari del comportamento espressivo umano:l’imposizione e l’acquietamento, che hanno radici nella storia naturale (vedi oltre).
L’imposizione viene impersonata da guerrieri danzanti, l’acquietamento dai fanciulli, che li seguono agitando foglie in segno di pace. La pantomima , nella sua struttura sistemica, realizza una sequenza rappresentativa che dialettizza in un’unità funzionale sincronica :
espulsione sociale (aggressività) e attrazione sociale (simpateticità) svolgendo l’ambivalenza pulsionale tra tensione e distensione (Eibl-Eibesfeld 1977 ivi p.104) verso un processo evolutivo, diretto alla fondazione o alla riconferma di equilibrati legami sociali.
Tavola n. 1. : Imposizione e acquietamento nel rito di Ospitalità dei Waika (Yanomani Orinoco (Eibl-Eibesfeld (1977 fig. 63
p.241 Il gruppo, mostrando nello stesso tempo la proprio potenzialità di aggressione e la propria volontà di pacificazione, pone le premesse perchè il nuovo venuto si disponga a collaborare all’anello successivo: lo scambio dei doni (Bertocchi A. (2007 b). Infatti è la capacità di “donare, ricevere, contraccambiare” (Mauss M. 2001) in modo da rispettare la reciproca dignità, costituisce la qualità che rende pienamente uomini. Essa può venir acquisita solo attraverso appositi riti di iniziazione Per questo lo straniero viene messo alla prova da una società che possiede queste capacità e le pratica, in quello che ha tutte le caratteristiche di un processo di inculturazione che prevede una sequenza di passaggi ,che variamente include:separazione, margine, aggregazione, come teorizzato dal Van Gennep A. 1981: cap. III° :Gli individui e i raggruppamenti ). Egli, ha accreditato alla categoria del “sacro”, essa stessa bivalente, in sintonia con Eliade , la figura dello straniero e, pur non connettendo in modo esplicito le reazioni di ambivalenza bruta alla assenza-obsolescenza del rituale e, al contrario, le reazioni di integrazione sociale inter-etnica ed interculturale alla sua presenza operativa, ci reca esempi che, nella tradizione del Frazer J .G 1965 ( Rapporti coi forestieri : pp. 305 e seg.) e del Crawley E. ( pp. 141, 239, 250 e seg.) possono fornirci una prospezione dialettica di queste dinamiche pulsionali psicosociali , tale da contribuire a supportare le più recenti acquisizioni sul valore ecologico, sociologico e sistemico del rito magico-religioso. Egli contestualizza e classifica i riti di ospitalità, nel più vasto quadro dei riti di passaggio con cui condividono la struttura tripartita di “ separazione, margine, aggregazione ” che ben modellizzano le dinamiche di “Amore-odio-,riparazione ” scoperte da Klein M. e Rivière J. (1969).
Essi mostrano, nelle società che riescono a trasmetterli in modo integro alle nuove generazioni, una funzionalità ottimativa, nella gestione reciprocitaria dei rapporti sciali
con estranei , mentre la loro assenza consegna i potenziali interlocutori a reazioni estreme, cortocircuitanti la comunicazione (repulsione paranoica, fobia aggressiva da un lato, attrazione-esaltazione maniacale dall’altro (Van Gennep op..cit. p.23 )
In particolare nella fase di “margine”si verifica assuefazione, che allenta le tensioni e poco per volta sostituisce la diffidenza, con la curiosità intelligente di conoscere finalmente questo “altro” nei cui confronti ci si sente pronti ad un confronto leale nel rispetto pieno delle reciproche identità. Rispetto che costituisce il prerequisito di ogni dialogo autentico
Infatti nella dicotomia odio/amore, Eibl-Eibesfeld ( 1977 ivi p.104 ) concepisce la pulsione in essa ambivalente,come caratterizzata da desiderio ad un tempo di tensione e di distensione
Per questo è necessario che la ritualizzazione del periodo di “margine” sia condotta in modo da placare l’eccitazione odio-amore e lasciarla scorrere verso una più serena curiosità e un maggior distacco emozionale, così da aprire canali di comunicazione convergenti.
E proprio quello che documenta la Sociobiologia per il fenomeno del “caro nemico “(vedi sopra) dal quale probabilmente, i nostri antenati hanno tratto il modello rituale codificato al livello di coscienza umana. Nella spiegazione di Wilson E.O.( 1983 pp.283-284) che imposta il problema dell’ambivalenza dal punto di vista sociobiologico ( Wilson e:O ivi pp. 3, 135, 570) gli stessi meccanismi che lo rendono possibile, (assuefazione, esposizione ripetuta ) entrano in gioco come stiamo constatando, anche nell’uomo durante la fase di “margine” dei riti di ospitalità e permettono alle due parti, dapprima di abituarsi alla reciproca presenza e poi di diventare disponibili, per il sopravvento dell’attrazione, a “sacrificare”qualcosa per andare incontro all’altro (dono, modificazione di usi linguistici nell’uomo, flessione del dialetto negli uccelli).
Come si vede gli atteggiamenti di discriminazione possono costituire il risultato di premesse erronee che costringono le persone e i gruppi incolpevoli ad improvvisarsi in qualche modo difensori della propria incolumità e dignità, prima ancora di potersi occupare della difesa e del recupero di quella tanto vituperata identità (Remotti F. 1996) di cui molto spesso
sono stati essi stessi espropriati dai processi di deculturazione . Essendo stato il pensiero magico-religioso di tipo folklorico un innocente bersaglio nei secoli, sia da parte ebraico-cristiana (con demonizzazioni persecuzioni e genocidi) che da parte laica(con irrisioni e svalutazioni).La globalizzazione ha innescato un processo mercificatorio di beni naturali e relazioni ecologiche e sociali , imponendo vili strategie di ecocidio-etnocidio-suicidio su scala planetaria, creando dipendenza con l’ espropriazione economica e culturale, e pretendendo di far affluire con l’aiuto delle mafie, masse di immigrati clandestini brutalmente schiavizzati, da sfruttare come mano d’opera sottopagata , in modo da abbassare, per la legge della domanda e dell’offerta, il costo della mano d’opera locale fino a livelli insostenibili per la sopravvivenza minima quotidiana, pur di abbassare il costo di produzione in vista della competizione sul mercato globale. Come dimostra il caso limite di Rosarno (vedi sopra) con i comportamenti criminali della caccia al l’immigrato, che non si sarebbero mai verificati se l’impatto con queste persone non fosse stato forzato, e deculturante.
Non si può pretendere che cittadini incolpevoli e inermi , potenzialmente molto ospitali , in queste condizioni, si sentano in obbligo di essere ospitali. Neppure è giusto colpevolizzarli come responsabili di una situazione di cui è responsabile invece l’ingordigia della globalizzazione multinazionale. Non si può esigere da operai esposti ai capricci del mercato, e da cittadini invasi, di essere “ospitali” verso una massa di persone espropriate di tutto e alle quali il sistema sociopolitico europeo è il primo a non riconoscere alcun diritto
Bisogna agire sui giganteschi e perversi meccanismi della globalizzazione e frenare il processo suicida per la specie da essi innescati . Un compito altamente impegnativo, di correzione di errori madornali, che può venir intrapreso solo dai sistemi sociopolitici stessi che lo hanno dissennatamente imposto al mondo. Essi soli ne detengono gli strumenti tecnologici e culturali. Nessuna ribellione armata potrebbe riuscirci, anche se, purtroppo potrebbe uscire dal controllo.
Nel problema della corretta gestione dell’ospitalità dunque, entrano in gioco meccanismi particolarmente delicati, sistemi di ritualizzazione complessi, essenziali per la sopravvivenza a lungo termine che sono ben radicati nella filogenesi.
Pertanto l’imposizione e l’acquietamento vengono espressi attraverso gestualità compiute in contesti più o meno ritualizzati, oltre che dai vertebrati superiori, persino dai rettili,animali non sociali, tanto è importante il contributo che la vita di ogni singolo membro può portare alla sua sopravvivenza a lungo termine della sua specie. Essa non deve essere sprecata nel’aggressività non ritualizzata che può derivare dagli equivoci della comunicazione
sia inter che infra-specie.
Ad esempio anche le lucertole usano posizioni di sottomissione proprio come i lupi ((Eibl-Eibesfeld 1977 op. cit p.136 ). Heymer A. (1987 )cita l’espressione di saluto del cavallo e del gabbiano comune che possiede un ricco repertorio di posture, studiato da Timbergen N. (1984 parte III° ).La postura obliqua del gabbiano comune ( Krebs J.R. e Davies R. .B 1987 p. 264 )e il suo rituale di saluto, che contiene due gesti di minaccia: la posizione eretta e protesa in avanti sono esempi classici di comportamento ambivalente atto a risolvere la psicogenesi di situazioni attivanti conflitti emozionali. (Heymer A. (1987 ivi).
http://de.wikipedia.org/wiki/Drohstarren
Il comportamento di saluto con componenti di minaccia che integra imposizione e
acquietamento in un unico attore , è presente anche nell’uomo
Saluto con componente di minaccia di un guerriero dell’Uganda. Eibl-Eibesfeld I. (1977 fig. 59 p. 222)
Tuttavia l’aspetto più interessante e altrettanto trascurato della applicazione della teoria dell’ambivalenza al campo etno-antropologico, è quello delle insidiose dinamiche della polarità attrattiva. Infatti anche lo slancio simpatetico verso l’altro può celare pericoli, qualora non venga adeguatamente ritualizzato e posto in equilibrio con la ritualizzazione dell’aspetto repulsivo.
Popoli che hanno ceduto alla curiosità irrefrenabile e all’eccessiva compassione verso gli stranieri (si veda come Cristoforo Colombo tradì vilmente i popoli che lo accolsero e lo soccorsero in pace ) a volte persino nei casi limiti eccedendo nella fiducia e diviniazzandoli ,
trascurando di imporre loro adeguati margini” e norme reciprocitarie.
Il famoso caso Cortez-Montezuma, dimostra chiaramente come l’eccessiva arrendevolezza verso l’invasore abbia provocato un discontrollo dell’intera situazione relazionale, tale da venir pagata a caro prezzo dagli ospitanti.
L’approfondimento di questi problemi potrà portare alla corretta impostazione delle relazioni fra :rito magico-religioso, cerimoniale ed etichetta. Categorie non di rado considerate equivalenti nella letteratura etno.antropolgica. (Valeri V. 1978 ; Bertelli S. e Crifò G. 1985). Mentre, rispetto al rito magico-religioso, l’etichetta e il cerimoniale, costituiscono formalismi, nei quali la struttura profonda ha subito manipolazioni pseudo-culturali tali da pervertirne l’efficacia simbolica e pratica, e da ridurli ad atti di servilismo nei confronti di chi crea dipendenza e abuso di potere. La funzione di ritualizzazione dell’ambivalenza ne risulta stravolta nel suo contrario : il mantenimento angosciosa della sua scissione
Conclusioni
Spero di aver dato qualche contributo nell’evidenziare l’alta complessità socio-sistemica
che caratterizza la relazione con lo straniero e il trattamento dell’Ospitalità , oltre a qualche incremento di autoconoscenza etno- antropologica scientificamente intesa , ovvero che consideri l’uomo una specie naturale, i cui problemi relazionali affondano nella filogenesi e nelle sociobiologia. Se adottato nella teoria e nella pratica, questo approccio potrebbe risultare utile per poter gestire questo ed altri problemi di comunicazione , in modo pacifico e nel rispetto di tutti, aiutando i popoli a casa loro .
L’indagine cibernetica del rito magico-religioso, ci insegna che i contatti non devono essere violenti e brutali, ma armoniosi e liberi. Che i contraenti la comunicazione devono essere dotati di pari dignità. Una dignità che deriva dalla ineludibile condizione che, sia la parte ospitante che la parte ospitata. siano dotate di identità etnica.
Altrimenti il confronto riguarda entità incomunicabili, disumanizzate.
Le motivazioni del loro incontro devono essere quelle di uno scambio pacifico in un contesto di libertà di movimenti reciproci e non quelle della mercificazione schiavistica degli uni per il mero vantaggio economico degli altri (gli altri… siamo noi). Altrimenti ne derivano inevitabilmente il caos comunicazionale, l’incomunicabilità, l’incomprensione, il conflitto fino allo sterminio di massa,
A proposito del problema dell’identità, l’antropologia culturale italiana si è macchiata di superficialità,avallando in modo sia implicito che esplicito (Remotti F (1996 cap. 5 :
L’identità armata) l’equivoco (imperante anche a livello mass mediale) che sia legittimo il dare per scontato che la sua rivendicazione produca conflitti etnici .
Al contrario, è proprio dalla mancanza di identità, antropologicamente intesa, ovvero quella assistita dai riti magico-religiosi dell’Ospitalità che nasce un vuoto semantico , una sete assillante di identità che viene soddisfatta con l’acqua inquinata e avvelenata dei fondamentalismi. Ideologie dogmatiche e monoteistiche che violano i dispositivi bio-culturali del processo metaforico, impedendone il loro sano esercizio per mezzo delle codificazioni mito-rito di tipo magico-religioso.
Tali fondamentalismi monoteistici costituiscono essi stessi i presupposti di quelle patologie dell’epistemologia di cui Bateson ci ha dato un primo elenco (vedi sopra) e sono il risultato catastrofico dell’ambivalenza scissa che, non potendo essere ritualizzata secondo le leggi
co-evolutive specie-specifiche, si arrende al lato oscuro e vaneggia di superiorità inesistenti, dell’uomo sulle natura, e di alcuni popoli “sedicenti eletti ” o a vario titolo “superiori “ad altri , i quali, non si capisce perchè debbano essere costretti ad acculturarsi forzatamente ai nostri modelli culturali, di cui stiamo sperimentando sulla nostra pelle, il fallimento, la disumanizzazione e l’impotenza co-evolutiva. In realtà i nostri sono solo modelli pseudo-culturali dalla enorme efficacia distruttiva di relazioni, popoli ed ecosistemi , che incoraggiano e giustificano in nome del profitto ad ogni costo, un folle ed enorme scempio di risorse ambientali ed umane, che non ha precedenti nella storia dell’umanità
(si veda l’ultima catastrofe inarrestabile, quella della marea nera della B.P.
http://it.euronews.net/2010/06/16/marea-nera-obama-rilancia-rinnovabili-bp-paghera-promette/
http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fit.euronews.net%2F2010%2F06%2F16%2Fmarea-nera-obama-rilancia-rinnovabili-bp-paghera-promette%2F&h=0e306zi-s4qxvzYX1KX0cQ28DKA ) e del disastro nucleare in Giappone
Se non si sa cos’è l’identità, e ciò nonostante se ne parla a vanvera, si prendono lucciole per lanterne e, di conseguenza enormi cantonate,.perchè, sfacciata o velata che sia ,è l’ignoranza il fondamento del pregiudizio e, specialmente quando si cammuffa da Antropolgia culturale. si rende essa stessa responsabile di discriminazioni, e di conseguenti comportamenti più distruttivi.
Come dimostrato scientificamente ( Bertocchi A. .1993 ) considerare l’identità come un contenitore unico in cui possono convivere due concezioni opposte di cui quella erronea ha soppresso quella corretta che viene costretta a fare la parte del fantasma, costituisce un abuso epistemologico fondato su errori categoriali
Lo studio naturalistico della specie umana, invece ci apre orizzonti nuovi e salvifici ,tali da restituirci innanzitutto l’identità di specie, sfigurata dal processo di disumanizzazione (Bertocchi A. 2006: 2007 a) www.ecoantropologia.net
Il rito salva le identità di specie, di genere, di ruolo , ecologiche, individuali e sociali, rendendole integrabili in un unico sistema comunicazionale -relazionale che, nel caso della specie umana, che è ipercomplessa, ha elaborato modelli complessi , soprattutto nella loro struttura profonda (Quattrocchi P. 1989 cap .2 : La dialettica della complessità nella filosofia della biologia p.61 ),
Abbiamo bisogno di riappropriarci delle nostre identità tradizionali folkloriche ed etniche e dei loro significati relazionali profondi, perchè esse ci conducono lungo un percorso di rigenerazione dell’identità di specie.(Bertocchi A. 2009)
L’impresa è potenzialmente possibile adottando un approccio ecomuseale di tipo sistemico
Discorso recepito nell’ambito del Congresso Mondiale di Antropologia tenutosi presso la Yunnan University (Kunming- China https://www.icaes2009.org (Bertocchi A. 2010)
Abbiamo bisogno della cultura umana quella vera, quella antropologicamente intesa.
Quella che ottiene l’osservanza della norma attraverso il gioco sacro della metafora magico religiosa, come avviene in questa formula rituale degli indigeni della Nuova Caledonia raccolta da Marcel Mauss ( Saggio su dono cit,) che narra della capacità umana di costruzione rituale e relazionale della cultura
“Le nostre feste sono come il movimento dell’ago che serve ad unire le parti della copertura di paglia della capanna per farne un solo testo , , una sola parola.”
Antonia Bertocchi
Cremona 10 Luglio 2010
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Grazie Antonia, complimenti per il suo stupendo lavoro. Queste da lei tracciate sono le basi su cui costruire un nuovo paradigma socio-politico e lei ce ne conferma la valenza scientifica. Grazie di cuore, Sara