L’antropologia di Antonia Bertocchi

XIII Convegno Nazionale AISEA

“Discriminazioni  Sezione  “Buona pratiche”

Università “La Sapienza” Roma.     .–13 al 16 Ottobre 2010

 

Antonia Bertocchi

International Institute of Humankind  Studies   University of Florence

 

La riappropriazione dell’Identità, come antidoto  all’Etnocentrismo : un approccio sistemico e filogenetico al problema delle discriminazioni.

Un’ampia bibliografia etno-antropologica, sta a dimostrare che l’etnocentrismo, come tendenza comune a tutte le etnie di considerare il proprio gruppo come quello pienamente umano rispetto agli altri, non costituisce di per sè una via obbligata verso la discriminazioni  e il razzismo

 L’interfecondità della specie umana  e il noto fenomeno  della continuità  morfologica delle razze geografiche che, nei punti di confine, si fondono l’una nell’altra senza  soluzione  di continuità  dimostrano che  modesti ed armoniosi  rimescolamenti del pool genetico hanno costituito  la norma  (-Biasutti R.. 1953-1957..) Vol.II° Parte Prima, cap. VII°: La genetica umana  e il metamorfismo razziale p.360;- Herder (1784 citato da- Leigheb M.  1979 p. 5 ). Allo stesso modo sfumano l’uno nell’altro i dialetti umani  nelle regioni di confine, in perfetta sintonia sociobiologica e coevoluzione filogenetica , con la funzione di convergenza  dei dialetti degli uccelli. Si veda il famoso esempio del  riconoscimento del  “caro nemico”, caratteristica che  permette di essere neutrali ed evitare conflitti dispersivi .Ad esempio  .” Molti uccelli territoriali – racconta Francesco Dessì Fulgheri, docente di etologa all’università di Firenze – come la cinciallegra, l’usignolo, il pettirosso, instaurano con i propri confinanti un “patto di non belligeranza”. È la teoria del “Caro Nemico”  io non entro nel tuo spazio ma tu non entri nel mio, altrimenti sono botte». Insomma, un po’ come capita agli uomini, prima di aprire le ostilità ci si pensa due volte”. http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:PFfSZjDgWmkJ:www.focus.it/animali/speciali/Guerra_e_pace_tra_gli_animali_2.aspx+%22caro+nemico%22+etologia+uccelli&cd=2&hl=it&ct=clnk&gl= (parole chiave: caro nemico etologia uccelli).Vedi anche:  Veen J. (1987

A proposito della tendenza della specie umana all’ibridazione (che ricordiamolo produce non già  la degenerazione degli ibridi, ma il loro “lussureggiamento” ovvero, un miglioramento biologico generale delle discendenza di prima generazione, alla condizione che  i due partner siano portatori  di caratteri genetici nè troppo vicini, nè troppo distanti   Kluckhohon  C.(1967 pp.110.111 ) ha citato alcuni esempi  sulla  tendenza  umana alla ibridazione:come quello dell’assorbimento di un  notevole numero di negri nell’Inghilterra del 1700, del  dono delle mogli agli stranieri nella prostituzione sacra dell’età classica  e  dell’effettivo completo assorbimento dei negri  nel Messico, ove in un certo periodo erano in   maggioranza

Ma allora come mai si può arrivare a forme arroganti ed esibizionistichedi etnocentrismo che sfociano in razzismo esasperato e genocida (nazismo e naziskin- Ku Klux Klan  ?), o in attacchi di  xenofobia acuta come la caccia all’ extracomunitario clandestino  di  Rosarno (diecine di pagine su Google riguardanti la rivolta  del   10 gennaio 2010) ?

http://www.libero-news.it/news/323672/Rosarno__lavoro_nero__frutti_d_oro.html

problemi che sembrano ben lungi dall’e4ssere stati risolti  24/06/2010  “Mai più Rosarno”, tante promesse e nulla di fatto  http://roma.indymedia.org/node/21928

Si tratta di  atti criminali  da non  confondersi con delle legittime espressioni di insofferenza  verso forme intollerabili di degrado a chiunque esso debba venir addebitato.  

Le risposte stanno nelle teoria dell’ambivalenza  e della sua ritualizzazione in ambito etno-antropologico, poichè l’uomo è disturbato da una condizione di costitutiva ambivalenza emotiva, dipendente  dalla  condizione di  Neotenia che comporta  immaturità psico-fisica.

( Bertocchi A  (2003www.ecoantropologia.net)

In estrema sintesi  la Neotenia   http://it.wikipedia.org/wiki/Neotenia  (detta anche Eterocronia http://it.wikipedia.org/wiki/Eterocronia   è quel processo per cui gli stati giovanili dei progenitori, diventano gli stati adulti dei discendenti, combinando stati di sviluppo accelerati e stati di sviluppo rallentati. Esempio classico è quello dell’Axolotl, urodelo messicano che vive e si riproduce allo stato larvale. (Gould S.:1977 rist. 2002). Si ritiene che la Neotenia abbia svolto un ruolo nella Macroevoluzione e che i vertebrati siano derivati da girini di tunicati diventati sessualmente maturi (Luria S. Gould S.G. e Singer S. 1983 pp. 563-65).

Nella specie umana  la condizione neotenica  è potenzialmente svantaggiosa, perché la rende  idonea alla funzione riproduttiva quando il resto del suo organismo si trova ancora, rispetto alle altre antropomorfe, in uno stato di immaturità psico-affettiva (fetalizzazione). In essa è implicita una costitutiva ambivalenza emotiva e cognitiva nei confronti dello stesso oggetto. Di qui il disorientamento, verso il pool informazionale  degli input ambientali (Ecofonti),

 percepito come “caos”, e la difficoltà nel selezionare prontamente quelli significativi e affidabili per la sopravvivenza.
La selezione naturale premiò allora quelle società che furono in  grado, non solo di curare una prole inetta, ma di portarla all’età riproduttiva, attraverso  l’elaborazione di anelli di retroazione informazionale equivalenti a mappe cognitive ecologicamente valide per la sopravvivenza a lungo termine, dell’ unità coevolutiva  formata dalla integrazione tra il sistema  socio-economico e  quello ecologico, ovvero tra il sistema e l’ambiente ecologico e sociale. Come il concetto di co-evoluzione  abbia superato il darwinismo sociale, ancora utilizzato come chiave di lettura in ambito filosofico e teologico, è ben teorizzato da Bateson G. ( 1985 p. 503 “
Ora cominciamo a scorgere  alcuni degli errori epistemologici  della civiltà occidentale .In armonia col clima  di pensiero che predominava  verso la metà dell’Ottocento in Inghilterra, Darwin formulò una teoria  della selezione naturale e dell’evoluzione , in cui l’unità di sopravvivenza era o la famiglia, o la specie, o la sottospecie o qualcosa del  genere.  Ma oggi è pacifico che non è questa l’unità di sopravvivenza nel mondo biologico  reale : l’unità   di sopravvivenza è l’individuo più l’ambiente  Stiamo imparando sulla nostra pelle  che l’organismo  che distrugge l’ambiente distrugge sè stesso”.

Tali anelli di retroazione informazionale equivalenti a mappe cognitive ecologicamente  valide, corrispondono ai sistemi ricorsivi mito-rito e  ai loro contenitori simbolici, grazie ai quali le società di interesse etnologico e folklorico hanno saputo esercitare il processo metaforico che va considerato come una vera e propria funzione biologica  specie-specifica

( si veda Bateson G. 1989, 1997)  Dunque la differenza tra mappe cognitive ecologicamente valide e invalide, sta proprio nella codificazione epistemologica. Ovvero nel modo in cui le norme sociali vengono teorizzate ed  applicate. I sistemi metaforici dei popoli di tradizione orale, sono codificati in sistemi mito-rito che,essendo  fondati sull’epistemologia del sacro-immanente, rispettano, in teoria e in pratica, la natura e, contestualmente, anche l’uomo ,in quanto sua componente attiva, partecipe, responsabile. Al contrario, i nostri sistemi metaforici sono corrotti dall’asservimento alla pubblicità e al consumismo,  perché  hanno espulso il sacro immanente dalla religione e dalle ideologie laiche dominanti, con la conseguenza pratica di  un comportamento individuale e collettivo, all’insegna del  disprezzo generalizzato verso la vita. .Ne è derivato un relativismo dei valori, che induce alla giustificazione dei  crimini ecologici e sociali, e invoca l’avvento di una bioetica globale . (Chiarelli.  B. 1993-(2003):

Studiando tali tipi di cultura, si può agevolmente rilevare che, presso le società  in cui la Neotenia è compensata da processi di codificazione magico-religiosa, viene elaborata per ogni  diversa nicchia ecologica la varietà culturale  e razziale ad essa isomorfa, che risulta  dotata di un alto gradi di adattabilità al variare degli ecosistemi nello spazio e nel tempo,

Al contrario il disadattamento è la conseguenza di processi di deculturazione che sostituiscono all´epistemologia cibernetica del sistema mito-rito, quelle che Bateson G. ( 1966- rist. 1985 ) ha denunciato come “Patologie dell´Epistemologia”  “a)  Noi contro l’ambiente.  b) Noi contro altri uomini  c)  È il singolo (o la singola compagnia, o la singola nazione) che conta.
d)  Possiamo avere un controllo unilaterale sull’ambiente e dobbiamo sforzarci di raggiungerlo.
e)  Viviamo all’interno di una “frontiera” che si espande all’infinito.
f)  Il determinismo economico è cosa ovvia e sensata. g)  La tecnica ci permetterà di attuarlo

Noi sosteniamo che queste idee si sono semplicemente dimostrate false alla luce delle grandi, ma in definitiva distruttive, conquiste della nostra tecnica negli ultimi centocinquant’anni. Allo stesso modo esse si rivelano false alla luce della moderna storia ecologica. La creatura che la spunta contro il suo ambiente distrugge se stessa.

    Fig. 1 – La dinamica della crisi ecologica.

 La crisi ecologica si deve alle “patologie dell’epistemologia”. G. Bateson: Verso un’ecologia della mente Adelphi Milano 1976 Parte 6° pag. 498-515.

Fig. 2 Loop da Bertalanffy L. Von (1983),- Ponendo in relazione  questo  il modello con quello di Bateson( Bertocchi A. (1994 pp 22-23; 2008 con PPT) riusciamo ad evidenziare le due fasi della catastrofe ecologica, dall’esplosione autocatalitica, all’implosione del Loop, ovvero l’autostrangolamento mediante cappio

Pertanto  la lacerazione e/o  la distruzione  delle mappe cognitive ecologicamente valide che consentivano, la variabilità  bio-culturale , l’ identità e l’adattamento, vengono sostituite dal vuoto  semantico ed etico di mappe anti-cognitive  ed ecologicamente”invalide”e invalidanti,  che riducono l’individuo e la società alla dimensione  rattrappita della omologazione bio-culturale che cancella le identità etniche e riduce le persone a macchine passive addestrate al  consumo e allo spreco..

Ma tutto ciò non basta, viene anche inculcato il falso insegnamento che tutto ciò costituisca “libertà”e progresso. Si tratta invece di induzione al crimine contro gli  altri e contro sè stessi, ovvero si incoraggiano distruttività ed autodistruttività

I contenitori simbolici dei miti e dei riti invece, codificano  relazioni adattative, con cui  riescono a risolvere e prevenire  i conflitti di ambivalenza emotiva, abilitando  l’uomo  al controllo della  hybris e alla capacità di  far prevalere l´empatia e il rispetto sacrale per la vita in tutte le sue manifestazioni , sull’odio e l’egoismo. ( Bertocchi A  (2006 ; 2007).
I contenitori simbolici devono quindi venir indagati e classificati con gli strumenti dell´Antropologia Generale e dell´epistemologia Cibernetica. Si tratta di un  nuovo campo di studi da me aperto  per il quale cerco collaboratori ,disposti a lavorare per recuperare quella capacità di adattamento bio-culturale che ci aveva fatto degni di partecipare al grande gioco della Coevoluzione.

Dunque  l’ambivalenza  affettiva  e cognitiva, che  deriva dal danneggiamento o dalla distruzione dei sistemi di tipo magico-religioso,  induce instabilità per la difficoltà di padroneggiare pulsioni configgenti, che non riguardano solo uno stesso oggetto, ma che sono esse stesse  intrinsecamente ambivalenti (Klein M. in E. F. G. 1991; Klein M., Rivière 1969: Klein M. 1998). 

Già ne prese nota il  Reik  Th. (  1977 )  che, traendo spunto  dalla  lezione freudiana (Il tabù e l’ambivalenza del sacro / Freud S. 1982 cap. 2 ) si è inoltrato ad indagare con sguardo antropologico, nella complessità  delle dinamiche emotive ambivalenti disciplinate dal rito della Couvade, rendendoci consapevoli di quanto sia indispensabile  la codificazione di  sistemi mito-rito  idonei a ritualizzare l’ambivalenza emotiva, in modo che prevalga la capacità di “far fronte” in  modo equilibrato , a situazioni  potenzialmente destabilizzanti per la psiche  individuale e sociale (esplorate da  Bertocchi  A. 1995 ; 1996 a) 1996 b ) Zlotnik Polina  (1997-a cura di )

Non a caso l’ambivalenza costituisce una dinamica  immanente al sacro . L’argomento, è stato  introdotto da Otto R. (1966  ed. or. 1917 ) con la teoria del  “Numinoso” come “fascinans e tremendum” .E’ stato centrato  principalmente da Eliade  M. (1981) :Ambivalenza assiologica del  sacro: il tabù e l’ambivalenza del sacro p.19 e seg.):”L’ambivalenza del sacro non è  esclusivamente di carattere psicologico (nella misura in cui attira o respinge ) ha anche un carattere assiologico; il sacro è nello stesso tempo “sacro e “contaminato”.  Studi  da me approfonditi ( Bertocchi A. 1993;  1995). Mentre    Bateson G. (1936  ; 1966- rist. 1985 ; 1984,; 1989:;1997 ) con la sua epistemologia del”Sacro Immanente” nell’ecologia della mente universale del cosmo e della Natura,  ci ha offerto  gli strumenti sistemici per la dimostrazione  scientifica dell’isomorfismo epistemologico tra la concezione del “sacro  immanente” codificata  nella struttura  profonda dei dai contenitori simbolici  di tipo magico-religioso, e l’epistemologia cibernetica  utilizzata  dalla teoria della comunicazione contemporanea

( Wilden A(1978).

Anche l’indagine linguistico-genealogica  e semantica,  ha riscontrato  che in  molte lingue le parole che indicano l’ospite contengono  un  significato bivalente. In  italiano la radice latina “ost” compare in parole di opposto significato  come “Oste” (albergatore che ospita) e

“ostilità”Interessante la parola “Ostia” che significa “vittima” oggetto ambivalente

 per eccellenza, connesso alla esecrazione (della vittima) (se vittima è il nemico) o connesso al

culto e al sacro (se la vittima è sacrificale). Il circuito è saldato dal sacrificio (Frazer J. C. op.cit :p.673 vol. II°  L’episodio  di Lityerse).

L’ambivalenza intrinseca alla parola”Ospite” poi,  proviene dal duplice significato del latino

“Hospes”che significa tanto l’ospitante,quanto l’ospitato. Come in Italiano ( Koening J. (1978)

L’ambivalenza, se non adeguatamente ritualizzata con i modelli  affidabili di sicura  efficacia  simbolica, produce una  continua instabilità  psichica  nella vita quotidiana, che può sfociare in esiti tragici (Cappellari  R. (2005 http://www.psychiatryonline.it/ital/current.htm )

L’idea del sacro come ambivalente è certamente quella più umanizzante , perché riconosce   la  complessità della psiche umana. E’l’unica  idea sulla quale poter costruire una teoria forte di tipo sistemico, utilizzando gli apporti dei  padri fondatori  di cui sopra. Infatti l’‘ambivalenza ha radici filogenetiche e la sua  ritualizzazione risolve problemi di  ambivalenza  affettiva e cognitiva, sia nell’animale che nell’uomo .

Eibl- Eibesfeld  I .(1977 pp. 236 e seg. ) descrive  un rito di ospitalità  degli indios  Waika  (Yanomani  Orinoco superiore) che ben esemplifica il contenuto ambivalente dell’affettività verso lo straniero, di fronte al quale vengono messe in scena le due funzioni fondamentali e polari del comportamento espressivo umano:l’imposizione e l’acquietamento, che hanno radici nella storia naturale (vedi oltre).

L’imposizione viene impersonata da guerrieri danzanti, l’acquietamento dai fanciulli, che li seguono agitando foglie in segno di pace. La pantomima , nella sua struttura sistemica, realizza  una sequenza  rappresentativa che  dialettizza  in un’unità funzionale sincronica :

espulsione sociale (aggressività) e attrazione sociale (simpateticità) svolgendo l’ambivalenza pulsionale tra  tensione e distensione (Eibl-Eibesfeld 1977 ivi p.104) verso un processo evolutivo, diretto alla fondazione o alla riconferma di equilibrati  legami  sociali. 

Tavola n. 1. : Imposizione e acquietamento nel rito di Ospitalità dei Waika (Yanomani Orinoco  (Eibl-Eibesfeld  (1977  fig.  63

 p.241 Il gruppo, mostrando nello stesso tempo la proprio potenzialità di aggressione e la  propria volontà di pacificazione, pone le premesse perchè  il  nuovo venuto  si disponga a collaborare all’anello successivo: lo scambio dei doni (Bertocchi A. (2007 b). Infatti è la capacità di “donare, ricevere, contraccambiare”  (Mauss M. 2001) in modo da rispettare  la reciproca dignità, costituisce la qualità  che rende pienamente uomini. Essa  può venir acquisita solo attraverso appositi  riti di iniziazione Per questo lo straniero viene messo alla prova da  una società che possiede queste capacità e le pratica, in quello che ha tutte le caratteristiche di un  processo di inculturazione che prevede una sequenza di passaggi ,che variamente include:separazione, margine, aggregazione, come  teorizzato dal  Van  Gennep A.   1981: cap. III° :Gli individui e i raggruppamenti ). Egli,  ha accreditato  alla categoria del “sacro”, essa stessa bivalente, in sintonia con Eliade , la figura dello straniero e, pur non connettendo in  modo esplicito  le reazioni di ambivalenza bruta alla assenza-obsolescenza del rituale e, al contrario, le reazioni di  integrazione sociale inter-etnica ed interculturale  alla sua presenza operativa,  ci reca esempi  che, nella tradizione del Frazer J .G 1965  ( Rapporti   coi forestieri : pp.  305 e seg.) e del Crawley  E. ( pp. 141, 239, 250 e seg.) possono fornirci  una prospezione dialettica di queste dinamiche pulsionali psicosociali , tale da contribuire  a supportare le più recenti acquisizioni sul valore ecologico, sociologico e sistemico del rito magico-religioso. Egli contestualizza e classifica  i riti di ospitalità, nel più vasto quadro dei riti di passaggio con cui condividono la struttura tripartita di “ separazione, margine, aggregazione ” che ben  modellizzano le dinamiche di “Amore-odio-,riparazione ” scoperte da Klein M. e  Rivière  J. (1969).

Essi mostrano, nelle società che riescono a trasmetterli in  modo integro alle nuove generazioni, una funzionalità ottimativa, nella gestione reciprocitaria dei rapporti sciali

con estranei , mentre la loro assenza  consegna i potenziali interlocutori a reazioni estreme, cortocircuitanti la comunicazione (repulsione paranoica, fobia aggressiva  da un lato, attrazione-esaltazione maniacale dall’altro  (Van Gennep op..cit. p.23 )

In particolare nella fase di “margine”si verifica assuefazione, che allenta le tensioni e poco per volta sostituisce la diffidenza, con la curiosità intelligente di conoscere finalmente questo “altro” nei cui confronti  ci si sente pronti ad un confronto leale  nel rispetto pieno delle reciproche identità. Rispetto che costituisce il prerequisito di ogni dialogo  autentico

Infatti nella dicotomia odio/amore,  Eibl-Eibesfeld  ( 1977 ivi p.104 ) concepisce la pulsione  in essa ambivalente,come caratterizzata da desiderio ad un tempo  di tensione e di distensione

Per questo è necessario che  la ritualizzazione del  periodo di “margine” sia condotta in  modo da  placare l’eccitazione odio-amore e lasciarla scorrere verso  una più serena curiosità e un  maggior distacco emozionale, così da aprire canali di comunicazione convergenti.

E proprio  quello che documenta  la Sociobiologia  per il fenomeno del  “caro nemico “(vedi sopra) dal quale probabilmente, i nostri antenati  hanno  tratto il modello  rituale codificato al livello  di coscienza umana. Nella spiegazione di Wilson E.O.( 1983 pp.283-284) che imposta il problema dell’ambivalenza dal punto di vista sociobiologico ( Wilson e:O ivi pp. 3, 135, 570)  gli stessi meccanismi che lo rendono possibile, (assuefazione, esposizione ripetuta ) entrano in gioco  come stiamo  constatando, anche nell’uomo  durante la fase di “margine” dei riti di ospitalità  e permettono alle due parti, dapprima di abituarsi  alla reciproca presenza  e poi di diventare disponibili,  per  il sopravvento dell’attrazione, a “sacrificare”qualcosa per andare incontro all’altro (dono, modificazione di usi linguistici nell’uomo, flessione del dialetto  negli uccelli).

Come si vede  gli atteggiamenti di discriminazione possono costituire  il risultato di premesse  erronee che costringono le persone e i gruppi  incolpevoli ad improvvisarsi in qualche modo difensori della propria  incolumità e dignità, prima ancora di potersi occupare della difesa e del recupero di quella tanto vituperata identità  (Remotti  F. 1996) di cui molto spesso

sono stati essi stessi espropriati dai processi di deculturazione . Essendo stato il pensiero magico-religioso di tipo folklorico un  innocente bersaglio  nei secoli, sia da parte ebraico-cristiana  (con demonizzazioni persecuzioni e genocidi)  che da parte laica(con irrisioni e svalutazioni).La globalizzazione ha innescato un processo  mercificatorio di beni naturali e  relazioni ecologiche e sociali , imponendo vili strategie di ecocidio-etnocidio-suicidio su scala planetaria, creando dipendenza con l’ espropriazione economica e culturale, e pretendendo di far affluire con l’aiuto  delle mafie, masse di immigrati clandestini brutalmente schiavizzati,  da sfruttare come mano d’opera  sottopagata , in  modo da abbassare, per la legge della domanda e dell’offerta, il costo della mano d’opera locale fino a  livelli insostenibili per la sopravvivenza minima quotidiana, pur di abbassare il costo di produzione in vista della competizione sul mercato globale. Come dimostra il  caso  limite di Rosarno  (vedi sopra) con i comportamenti criminali della caccia al l’immigrato, che non si sarebbero mai verificati se l’impatto con queste persone non fosse stato forzato, e deculturante.

Non si può  pretendere  che cittadini  incolpevoli e inermi , potenzialmente molto ospitali , in queste condizioni, si sentano in obbligo di  essere ospitali. Neppure è giusto colpevolizzarli  come  responsabili di una situazione di cui è responsabile invece  l’ingordigia della globalizzazione multinazionale. Non si può esigere da operai esposti ai capricci del  mercato, e da cittadini invasi, di essere “ospitali” verso una massa di persone espropriate di tutto e alle quali il sistema sociopolitico europeo è il primo a non riconoscere alcun diritto

Bisogna agire sui  giganteschi e perversi meccanismi  della globalizzazione  e frenare il processo suicida per la specie da essi  innescati . Un compito altamente impegnativo, di correzione di errori madornali, che può venir intrapreso solo dai sistemi sociopolitici stessi che lo hanno dissennatamente imposto al mondo. Essi soli ne detengono gli  strumenti  tecnologici e culturali. Nessuna ribellione armata potrebbe riuscirci, anche se, purtroppo potrebbe uscire dal controllo.

Nel problema della corretta gestione dell’ospitalità dunque, entrano in gioco meccanismi particolarmente delicati, sistemi di ritualizzazione complessi, essenziali  per la sopravvivenza a lungo termine che sono  ben radicati  nella filogenesi.

Pertanto l’imposizione e l’acquietamento vengono  espressi  attraverso gestualità  compiute in contesti più o meno ritualizzati, oltre che dai vertebrati superiori, persino dai rettili,animali non sociali, tanto è importante  il contributo che  la vita di ogni singolo membro può  portare alla sua sopravvivenza a lungo termine della sua specie. Essa non  deve essere sprecata  nel’aggressività non  ritualizzata che può derivare dagli equivoci della comunicazione

sia inter che infra-specie.

Ad esempio  anche  le lucertole  usano  posizioni  di sottomissione proprio come i lupi  ((Eibl-Eibesfeld  1977 op. cit p.136  ). Heymer A. (1987 )cita l’espressione di saluto del cavallo e del gabbiano comune che possiede un ricco repertorio di posture, studiato da Timbergen N.  (1984 parte III° ).La postura obliqua del gabbiano comune ( Krebs  J.R. e  Davies  R. .B  1987 p.  264 )e il suo rituale di saluto, che contiene due gesti di minaccia: la posizione eretta e   protesa in avanti sono esempi classici di comportamento ambivalente atto a risolvere  la psicogenesi di situazioni attivanti conflitti emozionali. (Heymer A. (1987  ivi).

http://de.wikipedia.org/wiki/Drohstarren

Il  comportamento di saluto con componenti di  minaccia   che integra imposizione e

acquietamento  in un unico attore , è presente anche nell’uomo

Saluto con componente di minaccia di un guerriero dell’Uganda. Eibl-Eibesfeld  I. (1977 fig. 59 p. 222)

Tuttavia l’aspetto più interessante e altrettanto trascurato  della applicazione della teoria dell’ambivalenza al campo etno-antropologico, è quello delle insidiose dinamiche della polarità attrattiva. Infatti  anche lo slancio simpatetico verso l’altro può celare pericoli, qualora non venga adeguatamente ritualizzato   e posto in equilibrio con  la ritualizzazione  dell’aspetto repulsivo.

Popoli che  hanno ceduto alla curiosità irrefrenabile  e all’eccessiva compassione verso gli stranieri (si veda come Cristoforo Colombo tradì vilmente i popoli che lo accolsero e lo soccorsero in pace ) a volte  persino nei casi limiti eccedendo nella fiducia e diviniazzandoli ,

trascurando di imporre  loro adeguati margini” e norme reciprocitarie.

Il famoso caso  Cortez-Montezuma, dimostra  chiaramente come  l’eccessiva arrendevolezza verso l’invasore abbia  provocato  un discontrollo dell’intera situazione relazionale, tale da  venir pagata a caro prezzo dagli ospitanti.

L’approfondimento  di questi problemi  potrà portare alla corretta impostazione  delle relazioni  fra :rito magico-religioso, cerimoniale ed etichetta. Categorie non di rado considerate equivalenti nella letteratura etno.antropolgica. (Valeri V. 1978 ;  Bertelli S. e Crifò G. 1985). Mentre,  rispetto al rito magico-religioso, l’etichetta e il cerimoniale, costituiscono  formalismi, nei quali la struttura profonda ha subito manipolazioni  pseudo-culturali  tali da pervertirne l’efficacia simbolica e pratica,  e da ridurli ad atti di servilismo nei confronti  di chi crea dipendenza e abuso di potere.  La funzione di ritualizzazione dell’ambivalenza  ne risulta  stravolta  nel suo contrario : il mantenimento angosciosa della sua scissione

Conclusioni

Spero di aver dato qualche  contributo nell’evidenziare l’alta complessità socio-sistemica

che caratterizza la relazione con lo straniero  e il trattamento dell’Ospitalità , oltre a  qualche incremento di autoconoscenza etno- antropologica  scientificamente intesa , ovvero che consideri l’uomo una specie naturale, i cui problemi relazionali  affondano nella filogenesi e nelle sociobiologia.  Se adottato nella teoria e nella pratica, questo approccio potrebbe risultare utile  per poter gestire  questo ed altri problemi di comunicazione , in modo  pacifico e nel rispetto di tutti, aiutando i popoli a casa loro .

L’indagine  cibernetica del rito magico-religioso, ci insegna che i contatti  non  devono essere violenti e brutali, ma armoniosi e  liberi. Che i contraenti la comunicazione  devono essere dotati di pari dignità. Una dignità che deriva dalla  ineludibile condizione che, sia la parte ospitante che la  parte  ospitata.  siano dotate di identità etnica.

Altrimenti il confronto riguarda  entità incomunicabili, disumanizzate.

Le  motivazioni del loro incontro devono essere quelle di uno scambio pacifico in un contesto di libertà di movimenti reciproci  e non quelle della mercificazione schiavistica degli uni  per il mero vantaggio economico degli altri  (gli altri… siamo noi). Altrimenti  ne derivano  inevitabilmente il caos comunicazionale, l’incomunicabilità, l’incomprensione, il conflitto  fino allo sterminio di massa,

A proposito del problema dell’identità, l’antropologia culturale italiana si è macchiata di superficialità,avallando in modo sia implicito che esplicito (Remotti F   (1996 cap. 5 :

L’identità armata)  l’equivoco (imperante anche a livello mass mediale)  che sia legittimo  il dare per scontato che la sua rivendicazione produca conflitti etnici .

Al contrario, è proprio dalla mancanza di identità,  antropologicamente intesa, ovvero quella assistita dai riti magico-religiosi dell’Ospitalità  che nasce un vuoto semantico , una sete  assillante di identità che viene soddisfatta con l’acqua inquinata e avvelenata dei fondamentalismi.  Ideologie dogmatiche e monoteistiche che violano  i dispositivi  bio-culturali del processo metaforico,  impedendone il loro sano esercizio per mezzo  delle codificazioni mito-rito di tipo magico-religioso.

Tali fondamentalismi monoteistici  costituiscono essi stessi i presupposti  di quelle patologie dell’epistemologia di cui Bateson  ci ha dato un  primo elenco (vedi sopra) e sono il risultato catastrofico dell’ambivalenza scissa  che,  non potendo essere ritualizzata secondo le leggi

co-evolutive  specie-specifiche, si arrende al lato oscuro e vaneggia di superiorità inesistenti, dell’uomo sulle natura, e di alcuni  popoli “sedicenti eletti ” o a vario titolo “superiori “ad  altri , i quali, non si capisce perchè debbano essere costretti ad  acculturarsi forzatamente ai nostri modelli culturali, di cui stiamo sperimentando sulla nostra  pelle, il fallimento, la disumanizzazione e l’impotenza co-evolutiva.  In realtà i nostri  sono  solo modelli pseudo-culturali  dalla enorme efficacia distruttiva di relazioni, popoli ed ecosistemi , che incoraggiano e giustificano in  nome del profitto ad ogni costo,  un  folle  ed enorme  scempio di risorse ambientali ed umane, che non ha precedenti nella storia dell’umanità

  (si veda l’ultima catastrofe inarrestabile, quella della marea nera  della B.P.

http://it.euronews.net/2010/06/16/marea-nera-obama-rilancia-rinnovabili-bp-paghera-promette/

http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fit.euronews.net%2F2010%2F06%2F16%2Fmarea-nera-obama-rilancia-rinnovabili-bp-paghera-promette%2F&h=0e306zi-s4qxvzYX1KX0cQ28DKA )  e del disastro nucleare in Giappone

 

 Se non si sa cos’è l’identità, e ciò nonostante se ne parla a vanvera,  si prendono lucciole per lanterne e, di conseguenza  enormi cantonate,.perchè, sfacciata o velata che sia ,è l’ignoranza il fondamento del pregiudizio e, specialmente quando si cammuffa da  Antropolgia culturale. si rende essa stessa responsabile di discriminazioni, e di conseguenti  comportamenti  più distruttivi.

Come dimostrato scientificamente ( Bertocchi A. .1993 ) considerare l’identità come  un  contenitore unico in cui possono convivere due concezioni opposte di cui quella erronea ha soppresso quella corretta  che viene costretta a fare la parte del fantasma, costituisce un abuso epistemologico fondato su errori categoriali 

Lo studio naturalistico della specie umana, invece ci apre orizzonti nuovi e salvifici ,tali da restituirci   innanzitutto  l’identità di specie, sfigurata dal processo di disumanizzazione (Bertocchi A. 2006: 2007 a)  www.ecoantropologia.net

Il rito salva le  identità di specie, di genere, di ruolo , ecologiche, individuali  e sociali, rendendole integrabili  in un unico sistema comunicazionale -relazionale che, nel caso della specie umana, che è ipercomplessa,  ha elaborato modelli complessi , soprattutto nella  loro struttura profonda (Quattrocchi P. 1989  cap .2 : La dialettica della complessità nella filosofia della biologia  p.61 ),

Abbiamo bisogno di riappropriarci delle nostre identità tradizionali  folkloriche ed etniche  e dei loro significati relazionali profondi,  perchè esse ci conducono  lungo  un  percorso di  rigenerazione dell’identità di specie.(Bertocchi A. 2009)

L’impresa è potenzialmente possibile adottando un approccio ecomuseale di tipo sistemico

Discorso recepito nell’ambito del Congresso Mondiale di Antropologia  tenutosi presso  la Yunnan University (Kunming- China https://www.icaes2009.org (Bertocchi A. 2010)

Abbiamo bisogno  della cultura umana   quella vera, quella  antropologicamente intesa.

Quella che ottiene l’osservanza della norma attraverso il  gioco sacro  della metafora magico religiosa, come avviene in  questa  formula  rituale degli indigeni della  Nuova Caledonia raccolta da Marcel   Mauss  ( Saggio su dono cit,) che narra  della capacità umana  di  costruzione rituale e relazionale della cultura

“Le nostre feste  sono come il  movimento dell’ago che serve ad unire  le  parti della copertura di paglia della capanna  per farne un solo  testo , , una sola parola.”

 

Antonia Bertocchi

Cremona 10 Luglio 2010

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Commenti

Una risposta to “La riappropriazione dell’Identità, come antidoto all’Etnocentrismo : un approccio sistemico e filogenetico al problema delle discriminazioni”

  1. sara on novembre 5th, 2012 12:49

    Grazie Antonia, complimenti per il suo stupendo lavoro. Queste da lei tracciate sono le basi su cui costruire un nuovo paradigma socio-politico e lei ce ne conferma la valenza scientifica. Grazie di cuore, Sara

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