L’antropologia di Antonia Bertocchi

Beni immateriali o Etnofonti?
Rilevanza  ecomuseale della Legge Lombarda sui beni immateriali .

Il  17 ottobre 2003, dopo che nel 1999 il Comitato Esecutivo aveva lanciato il programma dei “Capolavori del patrimonio orale e immateriale dell’umanità” (Masterpieces of the Oral and Intangible Heritage of Humanity) la Conferenza Generale dell’UNESCO, nel corso della sua 32° sessione, ha approvato a Parigi la “Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale”http://www.unesco.org/culture/ich/doc/src/00009-IT-PDF.pdf.. Così  sintetizzabile dall’art. .2 : Si intendono per “patrimonio culturale immateriale” pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze e i saperi – così come gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati ad essi – che le comunità, i gruppi e, in alcuni casi, gli individui riconoscono come facenti parte del loro patrimonio culturale. Tale patrimonio culturale intangibile, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi interessati in conformità al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia, e fornisce loro un senso di identità e continuità, promuovendo così il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana” La definizione di questo patrimonio culturale immateriale si manifesta attraverso cinque ambiti dell’attività umana: a)  tradizioni e espressioni orali, incluso il linguaggio, intesi come veicolo del patrimonio culturale intangibile;  b)  arti dello spettacolo;
c)..pratiche sociali, riti e feste;  d)  conoscenza e pratiche concernenti la natura e l’universo;
e)..artigianato tradizionale.
Ebbene,  nell’osservanza di queste  direttive, la Regione Lombardia  ha approvato con  delibera n. VIII   /708 del 14 Ottobre 2008, La Legge Regionale n. 27,  sulla  “Valorizzazione del patrimonio  culturale immateriale, pubblicata sul  Bollettino Ufficiale del 28 Ottobre 2008 (I°  Suppl.-ord.)  che recepisce  tali principi ponendo le premesse per il finanziamento della  loro effettiva applicazione pratica.
Come ha  commentato con soddisfazione   Massimo Zanello, Assessore  alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia, ”  Per la prima volta in  Italia e forse nel mondo ci si pone quale obbiettivo concreto   la valorizzazione di un aspetto importantissimo delle cultura.,cioè i beni immateriali Fino ad ora le istituzioni avevano  valorizzato solo i beni culturali  materiali, ma la cultura non è solo fatta di monumenti e opere  d’arte, D’ora in poi  la Regione potrà sostenere in maniera concreta realtà antiche della Lombardia, e mi riferisco soprattutto ai dialetti e alle lingue locali, che saranno oggetto di una prima azione di catalogazione. Ma penso anche ad antiche manifestazioni popolari come sagre e carnevali, tradizioni musicali , o ancora al  sapere legato alla fabbricazione dei violini a Cremona”(Lombardia Notizie, n.7- 22/10/2008).
Molto opportuno  giunge questo approccio che coglie l’embricazione   tra cultura dotta accademica e cultura popolare, ponendo le condizioni operative per  recuperare la cultura  di tradizione orale in tutta la complessità delle sue sopravvivenze . Una complessità che  emerge anche dalle sue relazioni implicite con l’Ecomuseologia.   Disciplina che contestualizza la cultura di tradizione orale  nel suo ambiente  ecologico ed antropico.   Infatti La  Regione Lombardia ha già emanato una Legge sugli Ecomusei (Legge Regionale n..13 del luglio 2007)  che questa  viene a completare e a sostenere nella sua  progettualità.
Gli ecomusei, nati in Francia da un’idea di Hugues de Varine www.interactions-online.com/, con l’intento di stabilire un patto con la comunità locale  che  si impegna a prendersi cura di un territorio, si propongono di raccogliere, conservare e valorizzare la propria eredità, ciò che identifica gli abitanti di un luogo e  lega le persone, la natura e gli oggetti, la cultura vissuta e le tradizioni: A queste caratteristiche si è aggiunta recentemente l’esigenza  di educare  un pubblico sempre più vasto di appassionati e specialisti, all’esercizio di un  turismo consapevole  nel contesto di uno sviluppo sostenibile, coinvolgendo in questo processo di autoeducazione, le popolazioni residenti . (Bertocchi A. 2009 a   forthcoming)
Al fine di  sviluppare questi temi e renderli pienamente attuabili, la Regione   ha organizzato il primo workshop della Rete degli Ecomusei di Lombardia http://www.eremodibienno.it/
Nella presentazione   il  Direttore Generale Vicario dell’Assessorato alle Culture e Identità della Regione Lombardia  Alberto Garlandini e diversi esponenti delle realtà ecomuseali provenienti da varie regioni italiane aderenti all’iniziativa (:Piemonte, Trentino, Emilia-Romagna, Toscana, Molise, Umbria, Puglia, Lazio) hanno discusso delle Reti  Locali e della Rete Italiana degli Ecomusei. nel corso  di un  dibattito, moderato da uHugues de  Varine
(www.bienno.info/media/Media/Comunicato%20stampa%20ws%20ecomusei%20lombardia.pd
Il  Coordinatore Regionale degli Ecomusei di Lombardia e Sindaco di Taleggio (Bg), Alberto
Mazzoleni,  ha affermato la necessità di creare  un forte ed istituzionale coordinamento nazionale per gli ecomusei , a sostegno delle migliaia di cittadini che stanno lavorando per lo sviluppo ecomuseale di decine di luoghi in Italia. .Esigenza che sarà nuovamente discussa in Molise durante la  “Prima conferenza programmatica per lo sviluppo degli ecomusei in Molise ”  CastelloPignatelli-Monteroduni–20/21 novembre 2008)  nella consapevolezza  di una domanda ecomuseale in crescita .Infatti  sono già 7 le regioni che hanno legiferato in materia (Piemonte,Provincia autonoma Trento, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Umbria e Molise) ed altre quali l’Abruzzo e il Veneto si apprestano a farlo): La Lombardia sta acquisendo un ruolo  trainante,  sia con  la promozione della  la Rete Lombarda  che con un  apposito quadro normativo  tale da  innescare un processo partecipativo che permetta un approfondimento della fase formativa e di ricerca,  in modo da migliorare il  livello italiano e favorire  quelle realizzazioni che  funzionino come modelli condivisi di sviluppo locale, legato ad un forte concetto di sussidiarietà. http://www.osservatorioecomusei.net
Anche  la regione Toscana, sta seguendo con  interesse  questi sviluppi della moderna museologia e si prepara a partecipare ad essi apportando  il proprio contributo,  di eccellenza, consistente  in un  approccio di tipo antropologico scientifico che  contribuirà ad impostare correttamente ed in modo sistemico, problematiche  complesse   tuttora   lasciate in gran parte all’improvvisazione  e alla lodevole, ma  a volte  caotica    buona volontà  delle comunità locali-
Una buona volontà che invece  merita di essere  nutrita con  strumenti  teorici e pratici  atti a codificare  nuovi   concetti sistemici adeguati a trattare la complessità  di relazioni  che, con l’ingresso  della progettualità ecomuseale,  non  possono più  riguardare  oggetti  ridotti alla reificazione materiale  e   aggregati secondo criteri insiemistici che ne bloccano l’accesso ai valori di significazione profonda, ma che  riguardano la complessità delle  relazioni natura-cultura nello spazio e nel tempo.del sistema culturale  di tradizione orale..
Il fatto che  la legge  abbia scelto  l’espressione  “beni immateriali”imprime un nuovo corso alla riflessione epistemologica  che forse potrà portare  al  superamento dell’impasse definitoria che ha travagliato la discussione teorica su come  indicare  la cultura  popolare  le cui espressioni  sono state variamente etichettate  come: intangibili,  inoggettuali. o persino  “volatili”. (Cirese Alberto M. 2002a e b; 2004a, b, ; 2007)
La dizione scelta dall’Unesco “Patrimonio Intangibile ” tradotta con  “Immateriale” tenta di sfuggire alla dicotomia materia-spirito  potenzialmente fautrice  di  dissonanze filosofiche  alimentate da  obsolete scorie   pseudomarxist e pseudoidealiste .  che  inducoino a respingere il confronto  con le scienze biologiche,  antropologiche e storico-religiose  che risolvendolo nel concetto di “vita”e di  “sacro immanente”  possono smascherarne  la sterilità..E  purtuttavia   tale tentativo è sempre in bilico di ricadute , stante  la rimozione  dell’approccio epistemologico corretto: quello etnostorico elaborato da Aurelio Rigoli  ovvero la considerazione  della fonti orali e di quelle materiali (etnoreperti )  come appartenenti  ad un unico  ambito classificatorio: quello delle Etnofonti. (Rigoli A.  1995 :Epistemologia dell’Etnostoria )  e quindi non ad un insieme ma ad un sistema ricorsivo.
La disinvoltura con cui  l’Unesco ha rubricato tra i beni  immateriali anche ” gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati ad essi , dimostra   l’ urgenza  di superare la perversa dicotomia   materiale-spirituale, ma  non  ne  affronta il  nodo filosofico, che non è gordiano, e che non si può  brutalmente tagliare,   ma che va  districato su base epistemologica, pena la  resa ncondizionata a  rimuginamenti   sui quali non  è più lecito dilungarsi a perditempo.
L’insistenza nell’utilizzo di concetti filosofici  anzichè  antropologici (, tratti   dai campi dell’Antropologia e dell’Etnostoria)  ha  distorto  la   percezione dell’oggetto della ricerca etnoantropologica .e le  ha imposto l’ostacolo di  un paradossale stallo/instabile che  si alimenta  del concetto relativistico di cultura. (Bertocchi A 2006 b)
Il concetto relativistico di cultura  è infatti  il principale responsabile  del tormentoso ed incessante  aggrovigliarsi dei processi di deculturazione che la  cultura orale tradizionale  è costretta a patire, essendo stata negli  ultimi cinquant’anni  “progressivamente” depauperata proprio del suo patrimonio ” immateriale “in una misura  direttamente proporzionale all’attenzione riservata alla tutela  dei reperti  materiali . Inoltre  esso  implica  l’illusione che sia  possibile  trattare problemi pertinenti alle scienze etnoantropogiche con strumenti teorici presi da altri ambiti  disciplinari   che danno per scontata la legittimità delle paradossale dicotomia materia spiriti  che appunto l’epistemologia delle scienze etnoantroplogiche e bio-evoluzionistiche ha accantonato da tempo.
Dunque la dizione corretta non è “Beni immateriali”, ma Etnofonti che, essendo ricorsivamente connesse con l’ambiente ecologico e sociale includono quelle che ho definito “Ecofonti”. In estrema sintesi  ” le sorgenti di informazione provenienti dal pool informazionale delle Ecofonti primarie, nel processo di codificazione che ogni  società   ha imposto ad esse  nello spazio e nel tempo”. (Bertocchi A. 2003; 2007 a): 2007 c).
Ne deriva  la dolorosa constatazione che i dialetti  nel frattempo stanno morendo  e che  in tutto il mondo è in atto un genocidio linguistico ed etnico. Infatti  le forme  élitarie di documentazione-celebrazione di tipo estetico-letterario, impotenti a cogliere i significati profondi delle categorie e delle espressioni del pensiero magico-religioso che costituisce la struttura portante  della cultura di tradizione orale , non hanno potuto evitarne  il degrado crescente . Mentre non sono stati utilizzate  se  non in scarsissima misura,  le possibilità di documentazione tecnologica offerte  dalla filmografia e  dalle incisioni  audio ed è stata  quasi ovunque  trascurata  la trasmissione  della cultura  vernacolare  alle  nuove generazioni  E  nessuno  sembra  accorgersi che  la redazione di grammatiche, dizionari  ed antologie dialettali possono costituire addirittura il  contrassegno dell”estinzione , se  il  linguaggio  nativo  non è stato nel  contempo tenuto vivo   nella continuità generazionale.
Grazie  alla spocchia della cultura dominante insinuatasi in  modo strumentale in quella    dei sedicenti antropologi culturali  ci rimangono ora solo i rimasugli di un patrimonio inestimabile.,
inquinati da   processi di mercificazione e in quanto  tali,  di assai più ardua  districazione , documentazione , tutela e comprensione.( si veda il caso della “Festa” folklorica, ridotta   a occasione di ulteriore spreco e consumo e svuotata degli originari significati di commensalità egalitaria e sacrale : Bertocchi  A. 2007 b)
E non poteva andare diversamente. Come è infatti possibile riconoscere, tutelare e promuovere beni culturali di cui non   si  ha un’idea concorde e scientificamente fondata? Come è possibile, pretendere  in tali condizioni,  di  riuscire  ad  identificare l’oggetto della ricerca ed intervenire su di esso per poterlo tutelare secondo criteri deontologici?(Si  veda il codice deontologico Icom  http://www.misp.it/doc/materiali_doc/Bernardini-IT.pdf
In  effetti,  l’esclusivo ricorso  ai saperi di un” Etno-Antropologia   autoreclusa  nei  limiti , di un’antropologia  culturale dedita a svaghi relativistici  infarciti di pseudo materialismo storico miscela esplosiva che  ha ampiamente dimostrato di aver fatto danni forse irreparabili) risulta  del tutto inadeguato non solo ad affrontare i problemi della  salvaguardia delle sopravvivenze folkloriche , ma  persino a  porre  un qualsiasi rimedio  ad uno scempio compiuto  nel segno  di incompetenza e  irresponsabilità. 
L’Etno-antropolgia in tal senso malintesa, risulta   infatti inutilizzabile per lo studio delle Etnofonti  poichè  sia i Contenitori  Simbolici  della cultura  orale  che i reperti della cultura materiale, portano impresse le impronte dello scambio comunicativo  che il processo metaforico  ha stratificato in essi nello spazio e nel tempo e costituiscono un unico sistema complesso ricorsivo.il cui studio mi ha portato alla elaborazione del concetto di   “Ecofonte” (Bertocchi A.. 2003, 2007a); 2007 c).che si integra con quello di Etnofonte  perchè  consente una trattazione  sistemica   dei contenitori  simbolici  appartenenti ai sistemi adattativi complessi mito-rito,  sia  in  con dizione di integrità che di frammentazione
Ad esempio, approfondendo il contenitore simbolico della Merla-uccello che ho studiato, sia come specie naturale che come simbolo totemico quale l protagonista  del mito-rito omonimo (Bertocchi
 A.  2006 a:) ho potuto avanzare  un’ ipotesi   scientifica che colloca  le prime fasi di elaborazione del rito sullo scorcio dell’ultima  deglaciazione (12.000 – 10.000 a.C.).
Infatti  il concetto di  “Ecofonte”  permette di considerare in modo  stereoscopico la sincronia e la diacronia  incritta negli etnoreperti   e li  rende  riconoscibili  non  più come  immagini bidimensionali, semplici , classificabili in modo insiemistico e riduttivo,  ma  come  contenitori simbolici  multidimensionali  e complessi quali essi sono .E che  tali rimangono, nonostante i processi di deculturazione a cui sono sopravvissuti.  Poichè  anche di questi  essi   mostrano ferite  parlanti che  domandano per  la loro cura  gli strumenti altrettanto complessi delle scienze naturali, antropologiche, storico-religiose,  aggregate dal  Paradigma  Epistemologico Antropologico e Bio-evoluzionistico   elaborato da Gregory Bateson ( 1984, 1985)  e del  Sacro immanente  ( Bateson G. e Bateson   M.C. 1989; Bateson G. 1997 )
Tuttavia  questa legge fa ben sperare nella possibilità   di poter prevenire, in  Antropologia Museale ed ‘Eco Museologia  l’instaurarsi di quei  pesanti i processi di mercificazione che stanno riducendo le collezioni dei Musei  Civici d’Arte  alla  stregua di oggetti   mercificabili ,  suscitando  le indignate reazioni dell’Icom   che  va diffondendo  un  suo importante documento, sottoscritto da tutte le associazioni museali italiane, presentato ed argomentato durante   il Congresso “Mostre e musei a tu per tu”, tenutosi a Cremona  il 21   Novembre  2008. presso il Museo Civico Ala Ponzone  (,http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=48853
Il Congresso ha visto  fronteggiarsi posizioni antitetiche  sull’opportunità di continuare ad allestire le cosiddette “Grandi Mostre” Nella prima parte della mattina il Dott. Alberto Garlandini, Direttore Generale Vicario Culture Identità e Autonomie della regione Lombardia, promotore  dell’accreditamento dei musei e degli ecomusei lombardi, ha moderato  gli interventi  sul documento intitolato: “Mostre spettacolo e Musei: i pericoli di una monocultura e il  rischio di cancellare  le diversità culturali”.. Da   più parti è stato denunciato un crescente conflitto tra gli interessi culturali e di ricerca dei Musei e gli interessi economici degli  Enti che organizzano Grandi mostre spettacolo che si sono rivelare  controproducenti  per la sostenibilità dell’intero sistema  Daniele Jallà,  , Presidente Icom  Italia  ha  esposto alcuni punti critici  tra i quali _ I problemi etici e deontologici connessi alla pratica di alcuni musei di “noleggiare” le  proprie opere a terzi per iniziative espositive. _ I costi esorbitanti delle mostre blockbuster che tendono a prosciugare i già risicati  finanziamenti e ad assorbire quote rilevanti dei sempre più ridotti bilanci della cultura  degli enti locali, a scapito delle istituzioni permanenti, come i musei. La competizione impropria che si determina tra le mostre-evento di natura prevalentemente  commerciale  -Le attività delle istituzioni culturali permanenti, con  conseguente drenaggio di risorse e visitatori a danno di queste ultime e conseguente  rischio elevato di determinare nel medio lungo periodo una desertificazione culturale e  una monocultura dell’evento, nonchè l’opportunità che Enti locali e Fondazioni ex bancarie provvedano a investimenti di  denaro pubblico così rilevanti su attività dal carattere marcatamente effimero .Egli si  è soffermato sulla  Raccomandazione n. 3   che  così recita
“ICOM Italia chiede ai musei italiani privati e pubblici di non praticare le loan-fees sui prestiti delle proprie opere a mostre, in modo da non mettere a rischio il valore immateriale e non commerciale dei beni culturali, anche in ossequio al dettato delle recenti modifiche al Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio che vietano di considerare i beni culturali come merce e per non essere costretti, in un momento di progressiva riduzione delle risorse pubbliche, a prendere   decisioni  motivate esclusivamente da un immediato beneficio economico e non da  considerazioni di opportunità culturali. .ICOM Italia si impegna a porre questa questione in sede internazionale al Comitato per la deontologia dell’ICOM, avviando sin d’ora i contatti con i Comitati ICOM nazionali e internazionali affinché questo impegno coinvolga i musei e i professionisti di tutti i paesi.”
Anche il Prof. Salvatore  Settis   Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali del  Ministero, Rettore della scuola Normale Superiore di Pisa,  protagonista di epiche battaglie e di numerosi volumi in nome della difesa del patrimonio culturale  si è espresso da tempo  per una radicale inversione di tendenza .Puntare di più sulle collezioni permanenti e meno sulle esposizioni temporanee, al contrario di quanto si è fatto in questi anni» http://www.mecenate.info/articolo.asp?id=703    Articolo inserito il 28/06/2006 14.33.42  (Settis S. 2005)
In  un  sistema culturale  indifferente all’utilizzazione  della  mole  di autoconoscenze antropologiche  accumulate  in più di due secoli di ricerche scientifiche (Chiarelli B. 2003-2004)
 e  sordo al discorso montessoriano dell’Antropolgia Pedagogica  (Montessori A. 1910 in Bertocchi A. 2008) perchè   anacronisticamente privo di una Facoltà di Antropolgia (i cui auspichiamo l’Istituzione, fiduciosi negli spazi di professionalità  che aprirà  la riforma del Ministro Gelmini)
 è confortante constatare  che un idoneo quadro normativo sta favorendo il possibile  recupero  del tempo perduto.
Esso  ci incoraggia a non  abbandonare il campo, ma anzi , a lavorare con  il massimo impegno
. Antonia  Bertocchi
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Bibliografia
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处于可持续和难持续旅游业之间的生态博物馆学:从理论场中的系统危机到实践应用中的系统诱导 Ecomuseology Between Sustainable and Untenable Tourism. From Systemic Emergencies In Theoretical Field, to Systemic Induction in Practical Applicatione     16th IUAES World Congress will be held from July 27 to July 31, 2009 in Kunming, Yunnan Province of China 
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