L’antropologia di Antonia Bertocchi

I  MISTERI DEL TORO API
Parte seconda: feste popolari, magia oracolare, cerimonie segrete
Bianco/Nero:  Settembre  1999 n.83 (http://www.anafi.it/BiancoNero/bnset99/pag83.pdf)
Introduzuine:

Continuando il nostro discorso sul magico toro Api, in questa puntata ripercorreremo i culti pubblici e privati in suo onore, portando un esempio di come, decodificando il mito, si possa giungere alla verità scientifica originaria con cui era ricorsivamente collegato.

Integrando i resoconti degli autori antichi, il Tocci ci dà un quadro assai vivace delle feste dedicate ad Api nell’Antico Egitto. Nella sua figura bovina «dimorava, secondo l’opinione di Diodoro Siculo, l’anima di Osiride, e quando il primo (bue) Apis morì, essa trasmigrò nel corpo del (bue) scelto a succedergli il quale,dopo essersi pasciuto per quaranta giorni in una città sulle rive del Nilo, e nella quale era servito soltanto da donne, caricato poi sopra una apposita nave dorata, era condotto lungo il corso del Nilo a Menfi, dove era ricevuto dai sacerdoti del dio, attorniati dagli innumerevoli fedeli che facevano ressa, coi figli, attorno al (bue) sacro, perché dal suo soffio acquistassero il dono della profezia o arte divinatoria.

Nel tempio di Osiride erano state apprestate a riceverlo due stalle; e a seconda che egli entrasse nell’una o nell’altra di esse, si traevano pronostici di felicità o di sventura pubblica. Esso era consultato come oracolo in un modo assai curioso. Intanto la sua risposta non era ritenuta favorevole, se il cibo messogli dinanzi non fosse stato di suo gradimento, poi il consultatore, apprestata un’orecchia alla bocca del (bue), usciva di corsa dal tempio turandosi con le mani le due orecchie, per ritrarnele appena uscito all’aperto, e la prima parola che allora si sentiva pronunciare da lui,era considerata come la risposta del dio» (1).
Un’altra cerimonia oracolare, «si svolgeva in una camera speciale di Menfi, dove l’animale era lasciato libero di decidere da quale cancello entrare per cercare il cibo. Sui cancelli si trovavano dei simboli che venivano interpretati come risposte affermative o negative ai quesiti posti dai fedeli all’animale» (2).
Diodoro Siculo aggiunge che, durante la processione, Api era accompagnato da una scorta di magistrati e preceduto da bambini che cantavano inni in suo onore.

Gli si attribuivano virtù taumaturgiche e, mummificato e sepolto nel Serapeum, ove era accudito da sacerdoti
reclusi volontari, veniva visitato dai malati, che speravano di ottenere una miracolosa guarigione (3).
Come si vede, queste feste coinvolgevano tutto il popolo, compresi i più giovani. Per i bambini, la vita
nell’antico Egitto doveva essere una continua immersione in esperienze di sacralità gioiosa, assai corroboranti per la psiche, e tali da favorire una equilibrata maturazione psico-sociale e una relazionalità biofila con la natura.
Gli aspetti esoterici del culto di Api, riguardano invece la sfera funeraria e sessuale.
Tra le scarse notizie pervenute, sappiamo da Diodoro Siculo che anche a Nicopoli «le donne avevano il diritto di venir a visitare per 40 giorni il nuovo dio (t. I, sez. 85). Esse si sollevavano i vestiti, scoprivano e sembravano offrire al toro divino, ciò che il pudore comanda di nascondere.
Lo scopo delle donne in questa –ridicola – cerimonia, era evidentemente di ottenere la fecondità dal
toro-dio» (4). Questo gesto osceno (in greco anasyrma), era diffuso oltre che nel delta nilotico, anche nel mondo egeo-anatolico ed è stato studiato da Alfonso di Nola in chiave comparativa (5). Dal canto suo il Pestalozza (6), ne  ha passato in rassegna gli aspetti esorcistici nelle figure di Demeter, Baubò,  Jambe.

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Hator egizia, Maya indiana, Uzumé nipponica. Dee davanti alla cui esibizione vulvare, arretravano le onde infuriate del mare e le belve feroci, intimidite non tanto dal sesso femminile che tra animali di specie diverse è privo disignificato, quanto dallo sventolìo delle sottane, la cui funzione è probabilmente analoga a quella del drappo rosso del matador durante la corrida. Si tratta forse di sopravvivenze di riti di caccia e cattura di bovini selvaggi, risalenti al Paleolitico.
In quanto alla leggenda del Toro di Minosse, il suo aspetto più concreto riguarda l’unione di questo toro con una vacca artificiale, nella quale è assai improbabile che fosse contenuta qualche Pasiphae umana. Che si sia trattato piuttosto di un pionieristico esperimento di fecondazione assistita? Un modo rudimentale per prelevare il seme dal toro dotato delle  caratteristiche desiderate? Non dimentichiamo che al manto pezzato corrispondono non solo significati simbolici , ma anche rese ottimali in termini di produttivittà latttiero-casearia e carnea.
Questo marchingegno, la cui invenzione è attribuita a Dedalo, costituiva un modello assai realistico di una vacca. Era costituito da uno zimbelo di legno ricoperto da una pelle di vacca e montato su quattro ruote abilmente celate negli zoccoli (7). Ruote evidentemente funzionali a far muovere la vacca finta in modo da farla sembrare viva.
Come ben sanno i genetisti, per raccogliere artificialmente il seme del toro basta molto meno. In una trasmissione televisiva condotta nel Centro Genetico della Frisona Italiana di Cremona, il seme del toro era stato prelevato  con una apposita guaina da un animale che lo aveva prodotto alla semplice vista di un posteriore bovino.
La mostruosità del minotauro allora, potrebbe costituire il risultato non già di accoppiamenti tra esemplari umani e bovini, che sicuramente non possono essere interfecondi, data la distanza genetica, ma del fatto che il seme  non poteva venir facilmente conservato a causa dei metodi rudimentali di prelievo e utilizzo.
L’ibrido totemico allora, nasconderebbe una creatura degenere, tarata, che veniva comunque tenuta viva a scopo di studio. Probabile risultato di una applicazione alla lettera di un’idea magica, quella del Ka-Mutef, secondo la quale «gli egiziani chiamavano il sole Kamephs, “toro di sua madre”, cioè il toro che ha rapporti sessuali con sua madre e procrea se stesso» (8).

Serapeum di saqqara : www.touregypt.net/featurestories/khaemwese1.jpg 325 x 229 – 17k

Ora noi sappiamo che in natura esistono molti dispositivi atti ad evitare l’incesto e le relative conseguenze nefaste sulla  discendenza. Se ne deduce che, siccome da una parte gli animali evitano per natura gli accoppiamenti tra consanguinei, e dall’altra  l’intenzione di realizzarli è sostenuta dall’ipotesi che un individuo con un certo tipo di pezzatura nasca con maggiori probabilità da genitori con pezzatura simile, il tentativo di fecondazione artificiale a cui la Pasiphae di legno lascia supporre, poteva assolvere alla funzione diesperimentare incesti artificiali, nonostante il rischio di nascite mostruose.

Pasifae, una cista appesa al suo fianco, con il piccolo Minotauro. Idria, sec. V a. C.
Parigi, Biblioth�que Nationale- www.sullacrestadellonda.it/mitologia/images/p
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Il mito di Pasiphae e del toro invece, secondo Robert Graves «si riferisce ad un matrimonio rituale, celebrato sotto una quercia tra  la sacerdotessa della luna che portava corna di vacca, e il Re Minosse, che portava una maschera di toro» (9). Pasiphae era un’antica dea-luna cretese, «la vacca in calore, madre e amante dell’eroe solare Minosse, dal capo taurino» (10), il cui nome significa «colei che rifulge per tutti» (11).
Alla sua morte l’Apis ebbe una sepoltura individuale fino alla XIX dinastia. Fu Ramses II a far costruire nei pressi di Menfi un mausoleo comune, scoperto da Mariette nel 1850-1851. Si trattava di un tempio dedicato a Serapide (da Osiride-Apis), formato da un complesso di sotterranei simili al labirinto cretese, che conteneva «decine e decine di Apis mummificati e collocati in blocchi di granito e di basalto di circa 70 tonnellate ciascuno» (12).

Il frontespizio del saggio di Mariette del 1856,  riguardante  una figurazione da lui rinvenuta nel Serapeum di Saqqarah, rappresenta un toro Api, il cui mantello particolare lo rende riconoscibile, perché è un modello di pezzatura bianco-nera di cui esistono molte testimonianze simili nei reperti egizi.
L’enigmatico commento di Mariette, in francese, stabilisce (in sintonia con la dottrina del Ka-Mutef), che la vacca associata al culto di Api, non è una Hathor e neppure una sua compagna favorita,ma una «madre di Apis».
Che il labirinto, prima egizio e poi cretese, sia stato un laboratorio sperimentale ante-litteram di genetica bovina? Sappiamo che l’harem di Api era accuratamente scelto (13), e che una volta l’anno era preferita «una giovenca alla quale qualche macchia del pelame desse diritto ad un onore tanto insigne» (14). La sua discendenza era inoltre fatta segno a particolari onori (15).

Tomba di Nefertari

In attesa di assemblare materiali idonei alla stesura di ipotesi di ricerca  ben costruite alle quali lavorare in
modo interdisciplinare, un pensierino al DNA dei tori del Serapeum, affiora spontaneo alla mente…
Quest’opera non è che all’inizio.
Molti sono i mitologemi che potrebbero gettare nuova luce sull’origine della domesticazione dei bovini, ma
il proseguimento di questo discorso è affidato alla benevolenza di quei lettori che, sempre più numerosi,
avvertiranno una risonanza empatica più profonda e un bisogno di coinvolgimento ancora più diretto
tra il loro lavoro e l’universo dei miti e dei riti aventi per protagonisti sacri bovini, siano essi allevatori, tecnici di laboratorio o genetisti.

Lotta fra Teseo e il Minotauro (stellato). Vaso a figure nere.

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Note al testo
(1) Tocci V. (1974): Dizionario di mitologia.ELI-Edizioni Librarie Italiane, Bologna.Voce: Apis.
(2) Benson Margaret (1995): Enciclopedia dell’Antico Egitto. Fratelli Melita Ed. Città di
Castello, Perugia. Voce: Apis.
(3) Clébert Jean Paul (1990): Animali fantastici.Voce: Toro, p. 333. Armenia ed., Milano.
(4) Clébert J.P., op. cit., ivi ibidem.
(5) Di Nola Alfonso (1974): Antropologia religiosa. Vallecchi, Firenze. Cap. I: Riso e
oscenità.
(6) Pestalozza Uberto (1964): Nuovi saggi di Religione Mediterranea. Sansoni, Firenze.
Al Capitolo: «Le origini delle Bouphonia ateniesi », p. 223.
(7) Graves Robert (1995): I mitici greci.
CDE, Milano, p. 265. (8) Roheim Géza (1975): Animismo, magia e Re Divino. Astrolabio, Roma, pp. 237-238.
(9) Graves R., op. cit., p. 269. (10) Graves Robert (1992): La dea Bianca. Grammatica storica del mito poetico.
Adelphi, Milano, p. 368.
(11) Graves R. (1992), op. cit., p. 113.
(12) Morretta Angelo: Miti antiche e miti del progresso. ECIG, Genova, p. 94.
(13) De Rachewiltz Boris (1999): I miti egizi. TEA, Milano, p. 36.
(14) Cinti Decio (1935): Dizionario mitologico. Sonzogno, Milano. Voce: Api, p. 32.
(15) De Rachewiltz B., op. cit., ivi, ibidem.

Approfondimento  iconologico

Il dio toro Api. I tori oracolari. Anche sotto il dominio persiano, i rituali egizi continuarono
indisturbati. Secondo il culto, il toro sacro Api, venerato a Menfi, era stato partorito da una mucca vergine
fecondata dal dio Ptah. Durante le celebrazioni a lui dedicate, il dio toro veniva fatto sfilare vestito di oro e adorato come un oracolo. Quando Api morì, gli egizi restarono in lutto per 70 giorni, tornando a gioire
solo quando fu individuato il suo successore, rilevato da precisi colori del suo mantello

Apis, bull deity, painted on the bottom of a wooden coffin, c. 700 ; in the Roemer und … (credit: Bavaria Verlag) content.answers.com/…/thumbnails/13411.gif
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Stele funeraria del toro Apis

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Un fedele, le mani levate in un gesto di adorazione, davanti al dio Api., che ricalca il modello della  Stele in calcare dipinto proveniente dal serapeum di Menfi. Egitto, XX dinastia, intorno al 1200 a.C. (Nuovo Impero)- Api su stele di calcare proveniente dal Serapeum di Menfi da: Comte Fernand (1990):
I grandi Miti. Vellardi-Garzanti ed., Milano, p. 56.

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XI Dinastia –  Museo del cairo

Esempio di variabilità genetica mantenuta da probabili incroci selettivi. E simile a quella  del
Modellino in legno dipinto proveniente dalla tomba del principe Meket-Ra a Tebe, raffigurante dei servi intenti alla conta del bestiame. La tomba fu scoperta dall’archeologo H.E. Winlock,
nel 1920, e risale alla XI dinastia (2134-1991 a.C. circa). (Il Cairo, Museo Egiziano)

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