L’antropologia di Antonia Bertocchi

Ciclo di studi sulle origini magico-religiose della Cultura allevatoria dei bovini E’ fortemente embricata con la categoria  della Magia degli Animalii . Comprende attualmente sette titoli 1): 1999 Sacri bovini:origini magiche della cultura allevatoria : parte prima- Bianco/Nero:mensile, A.N.A.F.I, Cremona anno 38° n°4. Aprile 2): 1999 Idem parte seconda -Bianco/Nero: mensile A.N.A.F.I, Cremona anno 38° n°5 Maggio 3): 1999 Idem parte terza – Bianco/Nero: mensile,A.N.A.F.I, Cremona anno 38° n°6 Giugno 4): 1999 I misteri del toro Api (Parte prima) Bianco-Nero mensile ANAFI Cremona anno 38° n.7 Luglio 5): 1999 I misteri del toro Api (Parte seconda):"Feste popolari, magia oracolare cerimonie segrete". Bianco/ Nereo mensile ANAFI Cremona : anno 38 n°9 6): 1999 I misteri del Toro Api (parte terza ): "Al centro di un ventaglio di simboli". Bianco/Nero mensile ANAFI Cremona. anno 38° n°10 7): 2000 Il mito bianco-nero – Mondo Padano, settimanale, Paginone a colori Cremona 28/10/2000 SACRI BOVINI: ORIGINI MAGICHE DELLA CULTURA ALLEVATORIA parte prima- Bianco/Nero:mensile, A.N.A.F.I, Cremoona anno 38° n°4. Aprile  1999:  Introduzione Con questo articolo prende il via un itinerario di ricerca che utilizza come filo conduttore narrazioni che hanno per protagonisti bovini mitici le cui vicende consentono di penetrarenei misteri delle origini dellarazza Frisona. Il primo racconto preso in considerazione è il mito greco di Io, il cui interesse consiste nel collocarsi in un sistema di varianti in cui vacche e tori cambiano colore dal bianco al rosso al nero,entro un vasto sistema comparativo che, dalla preistoria europea ai Celti, sembra convergere nell’antico Egitto come centro di irradiazione di una cultura allevatoria già matura e quindi tale da rinviare a primordi nilotici e sahariani. Periodicamente i nostri allevatori organizzano manifestazioni a tutela dei loro diritti. A vederli sfilare in gruppi compatti e determinati sventolando il loro vessillo porta-fortuna, la vacca «Gina», alter ego di «Ercolina quella in carne ed ossa, viene da pensare ad una tribù totemica risorta dalla nebbia del mito che, con quelle padane, hanno più punti in comune di quanto non si pensi. files.splinder.com/4dc1c3eb911075e1e9c4bfda39… 500 x 355 – 27k Queste nebbie si stanno sempre più diradando, da quando la ricerca etnostorica sta rendendo obsoleta l’idea dominante che il mito costituisca una specie di vaneggiamento fantastico di un’umanità allo stato infantile da interpretarsi in chiave letteraria,poetica, allegorica o psicoanalitica. Da accantonare quindi nelle classificazioni filosofiche dell’irrazionale,o in quelle «religiose» del moralmente illecito e della menzogna. Oggi invece il mito viene rivalutato come strada percorribile e affidabile per la ricostruzione di antichi e aggrovigliati processi preistorici, la la cui i decodificazione pone le premesse per contributi di approfondimento e revisione delle acquisizioni della storiografia accademica. Le figure presenti nelle sequenze di simboli che animano il mito e il rito funzionano come altrettanti etnoreperti, capaci di partecipare ad un tessuto di coordinate che via via, col procedere della ricerca, tracciano, come in un puzzle, un nuovo modello interpretativo della storia. La sfilata degli allevatori con la loro vacca pezzata di bianco e nero, di razza Frisona, mi ha sollecitato a lavorare all’ipotesi che questo mantello bicolore celi qualche segreto e che l’itinerario di scoperta di questo segreto possa giovare ad un’antropologia della cultura ambientale rivolta alla ricerca delle origini dell’allevamento bovino. Di qui l’intento di offrire questi contibuiti di ricerca agli interlocutori più adatti: gli allevatori stessi, i lettori appunto di «Bianco Nero». Le origini della razza Frisona, sono ancora avvolte nel mistero. Un’ipotesi vuole che essa sia autoctona della Frisia da oltre 2000 anni. Un’altra che si sia stabilita nei Paesi Bassi dopo il 1700. Un’altra che il carattere pezzato nero si sia rapidamente affermato grazie ad un vasto rimescolamento genetico. Questo carattere dominante è correlato «ad un corredo genetico particolarmente favorevole ad esprimere buone produzioni di latte. Questa particolare combinazione, una volta rilevata dagli allevatori olandesi, (ma certo ben nota igli allevatori preistorici), consentì di selezionare il bestiame in maniera semplicissima, anche in un’epoca in cui le conoscenze scientifiche erano ben lontane da quelle di oggi, in quanto era sufficiente imporre il carattere bianco nero per avere automaticamente una migliore produzione di latte. Ne è relativa dimostrazione il fatto che il carattere rosso delle vecchie razze bovine dei Paesi Bassi, anche se come allele recessivo, è ancora presente nel patrimonio della popolazione delle Frisone e la nascita, occasionale e per altro sempre più rada di bestiame pezzato rosso o tutto rossiccio, è una caratteristica ben nota della razza Frisona». (Fusco R. 1990 p. 2).(1) L’obiezione dell’autore alla prima ipotesi, che non vi siano prove che il tipo Frisona sia stato presente anteriormente all’800 d.C., è facilmente confutabile dall’ampia documentazione sui bovini pezzati rilevabile dagli affreschi dell’antico Egitto. www.gutenberg.org/…/19400-h/images/167.jpg 423 x 322 – 42k www.paganspace.net  In quello che forse è tra i più antichi esempi (ma i confini verso il basso sono aperti), appartenente alla mastaba di Nefer di Ka-hay a Saqqara, compaiono bovini pezzati di bianco, nero e rosso. Essa risale alla V dinastia, metà del III millennio a. C.(2) Scene di lavoro nei campi. Saqqara – Tomba Egizia di Nefer e Kahai.

www.gutenberg.org/…/19400-h/images/167.jpg 423 x 322 – 42k

ed ha un celebre riscontro nel toro acrobatico di Cnosso datato in età di poco posteriore al 1500 a. C.(3) http://images.encarta.msn.com/xrefmedia/sharemed/targets/images/pho/t010/T010203A.jpg La comparazione tra alcuni miti potrebbe aiutare i genetisti a stabilire la sequenza genetica che ha portato alla pezzatura bianco-nera. Essi ci confermano l’ipotesi che vi sia stata una fase intermedia di pezzatura bianco-rossa. Ad esempio, il toro che rapì Europa, una delle trasformazioni seduttive di Zeus, in un dipinto vascolare, ha tre colori (Kerény 1952 p. III). In Egitto nelle scene di macellazione, si vedono buoi pezzati di nero o di rosso.(4) La successione di bianco-rosso-nero costituisce fondamento speculativo della simbologia della Grande Opera, nella Tradizione Ermetico-alchemica,   Nigredo, albedo and rubedo represented as three birds inside the alchemical vessel. (from Splendor Solis, London, 1500s) 258 x 400 – 40k – jpg absentofi.blogspot.com e il mito di Io potrebbe contribuire alla districazione etnostorica delle origini della pezzata rossa valdostana (Fusco R. 1990, tav. 2, p. 15), se da una specie originariamente bianca, oppure da capostipiti di vacche rosse documentati dai graffiti preistorici.(5) Questi potrebbero derivare da esemplari mutageni di Bos Primigenius che potrebbero essersi affermati per motivi magico-religiosi: oltre al fatto che le femmine venivano di norma risparmiate dai cacciatori perchè ritenute depositarie del mistero sacro della riproduzione, il colore rosso veniva considerato veicolo della forza magica (mana), che risiede nel sangue, tanto che gli scheletri venivano sepolti ricoperti di ocra rossa per propiziare la resurrezione. Lo stesso discorso vale per il mito celtico del ciclo dell’Ulster, che narra del formidabile toro rosso della regina Maev, dal muso e dalle corna bianche, chiamato Finnbench. Essa scatenò una guerra per appropriarsi del Toro Bruno del Quelgny, la bestia più possente d’Irlanda, che aveva chiesto in prestito per un anno( 6) con ogni evidenza per migliorare il patrimonio genetico della propria mandria. Ma come giunsero in Irlanda questi animali? Furono importati dall’Africa Settentrionale e poi da essi derivò la razza Frisona, oppure questo processo si perfezionò in Africa settentrionale dove pure era presente il Bos Primigenius? Qualche primo chiarimento a questa problematica, potrebbe venirci dal mito greco di Io. In un sistema di varianti assemblato da Robert Graves, «Io, figlia del dio fiume Inaco, era sacerdotessa di Era Argiva. Zeus, su cui Iunge figlia di Pan e di Eco, aveva gettato un incantesimo, si innamorò di Io, e quando Era lo accusò di infedeltà e trasformò Iunge in un torcicollo per punirla, egli mentì: «Non ho mai toccato Io». Trasformò poi Io in una vacca bianca, ma Era ne eclamò la proprietà e la affidò ad Argo Panopte, dicendogli: «Lega segretamente questa bestia a un albero di olivo  presso Nemea (o a Micene come altri  sostengono), travestito da picchio. Ermete, pur essendo il più abile dei ladri, sapeva che non gli sarebbe stato possibile rubare Io senza essere colto sul fatto da uno dei cento occhi di Argo. Fece perciò addormentare il mostro al magico suono del suo flauto, lo colpì con una pietra, gli tagliò la testa e liberò Io. Era, dopo aver costellato con gli occhi di Argo la coda del pavone, a perenne ricordo di quel turpe assassinio, mandò un tafano a pungere Io, spingendola alla fuga…» dopo molte peregrinazioni «…Ridiscese poi alle sorgenti del Nilo, dove i Pigmei lottano senza posa contro le gru, e trovò infine pace in Egitto. Zeus le restituì sembianze umane e sposato Telegonio, Io diede alla luce Epafo, il figlio concepito da Zeus (che l’aveva appunto «toccata »), e fondò il culto di Iside, poiché così essa chiamava Demetra. Epafo, che secondo alcuni era il sacro bue Api, regnò sull’Egitto ed ebbe una figlia, Libia, che generò da Posidone, Agenore e Belo . Altri sostengono che Io generò Epafo in una grotta eubea chiamata Bosaule, e in seguito morì per le punture del tafano; e, ancora in forma di vacca, mutò il suo colore dal bianco al violetto e dal violetto al nero». Secondo Robert Graves la leggenda, inventata per spiegare le analogie tra il culto di Io in Grecia, di Iside in Egitto, di Astarte in Siria e di Kali in India,costituisce un mito composito: «Gli Argivi veneravano la luna come vacca, perché dal cornuto primo quarto di luna dipendevano le piogge, e dunque l’abbondanza dell’erba da pascolo. I suoi tre colori: bianco per il primo quarto, rosso per la luna piena, nero per la luna calante, rappresentavano le tre età della dea-Luna: Fanciulla, Ninfa e Vegliarda. Io mutò colore a rassomiglianza della luna, ma i mitografi sostituirono al rosso il violetto, poichè ‘ion’ è il nome greco che indica la viola».(7) Come lo stesso R. Graves chiarisce (8) il bianco, il rosso e il nero sono anche  i colori della vitella di Minosse e dei sacri tori di Augias e, come appare da un vaso cretese, anche del Toro di Minosse che rapì Europa. Inoltre i tripodi cerimoniali di argilla e gesso rinvenuti a Ninou Khani e un tripode analogo provato a Micene, erano dipinti in bianco, rosso e nero. Ne «La Dea Bianca», la triplice dea, il Graves ricorda le tre pietre verticali di Moelfre Hill, presso Dwygyfylchi nel Galles, abbattute nel Seicento dalla furia iconoclasta della guerra civile. Esse potrebbero aver rappresentato la trinità di Io.  Una era bianca, una rossa e l’altra azzurra ed erano note come ‘le tre donne’(9). Questa leggenda conferma che i diversi tipi di pezzatura erano anteriori  all’invasione degli Elleni che, con grande scandalo degli indigeni violentarono  le sacerdotesse della luna.(10). Tra i molti elementi raccolti da Martin Bernal sull’influsso egizio sulla Beozia e sul Peloponneso del III millennio, nel culto, nel mito e nelle leggende,(11)  quello del nome «Io» deriva da parole egizie designanti la «vacca». È evidente, pur da questi brevi cenni introduttivi, che la problematica della  origini genetiche delle pezzature dei bovini, apre orizzonti imprevisti alla ricerca sull’antropologia della cultura ambientale, grazie ad un nuovo approccio al mondo magico dei miti, che potrà riservare nuove sorprese a quei lettori che saranno interessati a seguirci sui prossimi numeri.   Scena di censimento del bestiame, dalla tomba di Nebanum a Tebe (circa 1400 a. C.). Contadinie operai agricoli erano detti «servi del re». Proprietario della terra infatti, almeno  formalmente, era il faraone, che ne concedeva la gestione ai templi e ai grandi funzionari.(Londra, British Museum)  http://www.touregypt.net/historicalessays/hunt05.jpg

  Note al testo 1. Fusco Roberto (1990): La Frisona italiana. Evoluzione, lotte e traguardi di cinque generazioni di allevatori. Anafi – Edizioni Agricole, Roma. 
 
 

2. Pernigotti Sergio (1997): Egitto, viaggio nella terra dei Faraoni Archeo. Attualità dal passato. De Agostini – Rizzoli. n. 4, ottobre, p. 23. 3. Enciclopedia: Le grandi avventure dell’Archeologia. Armando Curcio Ed., Milano, p.813. 4. Bovini pezzati di rosso figurano in una  scena di macellazione dipinta nella tomba di Antefoqer. Tebe, inizio XII Dinastia. Medio Regno in Posener et al. Dizionario della civiltà egizia. Il Saggiatore – Milano 1961. Bovini pezzati  neri figurano in un modellino in legno della XII dinastia. (Posener et al., cit., p. 2), in una scena di lavori agricoli nei campi di Ialu, papiro funerario della XXI dinastia. (Posener, cit. ivi, p. 87), la tomba di Ataker a Gebelein ci  mostra il sacrificio di tori pezzati di nero (Guy Rachet: Dizionario dell’Antico Egitto. Newton Compton Ed., Roma 1998, p. 289). Un mantello «stellato» molto interessante, è quello di una pittura di una tomba di Giza della V dinastia, poca che dal Bernal è stata retrodatata al  2800 a. C. (Martin Bernal: Atena Nera. Le radici afroasiatiche della civiltà classica. Vol. II, tavole cronologie, tav. I, cronologie egizie, pag. XLIII. Nuova Pratiche Editrice, Parma 1994).  5. Si veda la vacca dipinta in bicromia da Lascaux: testa nera, corpo marrone rossastro e una pallida striscia lungo il dorso (in Peter J. Ucke e André Rosenfeld: Arte Paleolitica. Il Saggiatore, Milano 1967, fig. 74, p. 164). 6. T. W. Rolleston (1995): I miti celtici. Cap. I, racconti del ciclo dell’Ulster, p. 179 e seg. Longanesi, Milano. 7. Graves Robert (1995): I miti greci. C.D.E., Milano, p. 170, e seg. 8. Graves R., op. cit., ivi, p. 278. 9. Graves Robert (1992): La Dea Bianca. Adelphi, Milano, p. 81. 10. Graves Robert (1995): I miti greci, cit., p. 172. 11. Bernal Martin (1994): Atena Nera, cit., vol. II,            

     

 


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